Farfalla o baco?

Sembrano farfalle. Invece sono dei comunissimi apriscatole. Per l’esattezza ogni farfalla che vedete in foto ne è composta da due (sono in coppia per esigenze di scena, ma si acquistano singolarmente). Coloratissimo, economico ed ergonomico. Insomma estremamente pratico da usare, Butterfly, progettato da Marianne Britt Jørgensen e Rikke Hagen per Normann Copenaghen, è destinato a spodestare il classico apriscatole con presa a pinze e rotella. Vero è che quasi tutto lo scatolame prodotto oggi prevede la cosiddetta apertura “easy-open” (ossia con linguetta a strappo), ragion per cui l’apriscatole diviene di per se un oggetto destinato a scomparire; ma se vi si rompe la linguetta? Come la mettete? Meglio evitare improbabili e pericolosi tentativi con coltelli, giraviti, martelli o bombe a mano.

Realizzato in acciaio inossidabile e materiale plastico, dal design molto curato e dal prezzo contenuto (6,75 euro) è nel complesso un buon progetto. Se non per il fatto che alla fine del suo ciclo di vita, la farfalla diventa un “baco“. Un “bug” nel senso informatico del termine. Si, perchè come tutti gli oggetti assemblati con materiali differenti, renderà impossibile sia il riciclo degli stessi che il loro corretto smaltimento.

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Jungla o bosco?

Ieri vi avevo mostrato Tarzan, un tire-bouchon dal design improbabile. Cioè, senza design. A riguardarlo, sembra più un prodotto di un pubblicitario di bassa-lega, di un creativo caduto in disgrazia che – con un “oggetto” – cerca di attirare l’attenzione piu’ su di se che sulla sua creatura. Ed il nome Tarzan è quanto mai appropriato, se collochiamo il tire-bouchon in quella jungla di prodotti – brutti ed inutili – che nascono con le stesse intuizioni geniali di un cabarettista finito a lavorare in un locale strip di periferia; ce ne sono un’ infinità – di prodotti e forse pure di cabarettisti e locali strip – e chissà quante risorse vengono inutilmente impiegate per produrli e quanto queste stesse produzioni impattano sull’ambiente in termini di inquinamento.

Il Design, nella sua accezione storica, si basa sulla ricerca estetica, ergonomica e tecnologica. In altre parole, forma, funzione ed innovazione. Lasciamo quindi la jungla e spostiamoci in un bosco. Realizzato in miniatura da due designers italiani, LucidiPevere Studio, e fatto di fruste da cucina. Whisk, semplicemente questo il nome, ossia frusta, prodotto da Normann CopenaghenE’ un prodotto che nasce ponendo grande attenzione sia alle caratteristiche d’uso che a quelle estetiche; per il manico si è scelto di utilizzare un materiale, il bambù, che – abbinato alla porosità e all’opacità dei rebbi in polimero, conferisce al prodotto un aspetto caldo rispetto al freddo del solito metallo. Con il suo profilo-scultura e le linee pulite, essenziali, Whisk, oltre alla funzionalità aggiunge un carattere, un espressione ad uno strumento di lavoro altrimenti anonimo.

Questo è un prodotto di Design. Lo trovate qui, al costo di 20 euro.

Quanto basta?

A quanto pare, all’estero, gli spaghetti sono il tipo di pasta che piace di piu’ o che piu’ rischia di finire sprecato. Altrimenti non mi spiego l’interesse, diffuso, nell’ideare accessori che assolvano alle funzioni di pesare, dosare, misurare i sottili fili di pasta. Qualche giorno fa, vi avevo segnalato un prodotto simile (di JosephJoseph) ed ora eccone un altro, di Normann Copenaghen. Si chiama, molto semplicemente, Spaghetti Dozer, è realizzato in plastica e consente agevolmente di dosare il giusto quantitativo (anche se a tavola, il giusto quantivativo è un concetto assai relativo che potremmo meglio tradurre in un piu’ congruo “q.b.”). Continue reading →