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Fabhaus

E’ un pò che non scrivo articoli per il mio blog. Scrivo si, ma per altre realtà, avendo deciso – un pò per “cause di forza maggiore” (vedi disservizio Tiscali) un pò per bisogno di tessere relazioni, condividere e scambiare saperi – di mettere un pò da parte il mio “solitario” esercizio stilistico. Mi sentivo un pò come chi prepara una ricca e succulenta cena che, poi, consumerà in solitudine, senza godere del piacere di condividerla, senza il “valore aggiunto” del convivio: quindi, ho detto basta e ho rivolto la mia attenzione ad altro. Continua a leggere

Vèstiti di cibo.Vestìti di cibo

Non è la prima volta che mi imbatto in progetti il cui limite tra moda, design e food è assai poco definito. Abiti, accessori e complementi realizzati con il cibo. Il più delle volte si è trattato di provocazioni (come provocatoria è spesso la vocazione di molte sfilate), volte a stupire e, nei migliori dei casi, a stimolare riflessioni sulla relazione che intercorre tra il nostro corpo, lo spazio da esso abitato e abitabile, e gli elementi, che quello spazio definiscono: tessuti ed alimenti (nel nostro caso) che, in una prospettiva capovolta, trasferiscono il concetto del rifugio – dello spazio che protegge ed esprime il proprio se  – dallo spazio indossato alla materia alimentare che assurge, quindi, a simbolo unico e totalizzante della stessa esistenza.

SEME, di Chiara Terzoli e Diego Longoni, non vuole stupire e, credo, neanche stimolare disquisizioni socio-filosofico-culturali. E’ un progetto di design. Innovativo. Creativo e concreto. Propone una linea sostenibile di t-shirt, decorate – con la tecnica dello stencil –  con tinte naturali ricavate da piante, fiori di stagione, caffè, cipolla, melograno, aceto balsamico, tabacco, nero di seppia, ribes, more, fragole, barbabietola, zafferano, curry e pomodoro. Data la particolarità dei colori si consiglia il lavaggio a max 30°. Bello.

Le t-shirt si possono acquistare qui

Extreme convenience food

Probabilmente vi sarete chiesti, guardando l’immagine, perchè ho scritto un post su una spuma, una lacca o un gel per capelli. Poi, a guardar meglio l’etichetta del contenitore, avrete capito che, ebbene si, sempre di cibo si tratta. Cibo? Di seguito il comunicato stampa rilasciato per la presentazione del prodotto:  

“Eggy, semplicità, innovazione e praticità in cucina! Eurovo presenta Eggy, la prima mousse d’uovo spray. Ottenuta da uova da allevamento a terra, è già disponibile sugli scaffali. Ospiti imprevisti da stupire? I ragazzi sono a casa da soli per pranzo? Partenza dell’ultimo momento per un week end in barca o in camper? Sono infinite le occasioni in cui Eggy, la prima mousse d’uovo in spray, diventa un’alleata semplice e divertente che risolve i momenti di impasse in cucina. Vale sempre la pena di tenere Eggy in dispensa.” Eurovo, azienda leader in Europa per la produzione di uova e ovoprodotti, con il lancio di Eggy conferma che anche in questo settore si può innovare in modo originale e molto utile per il consumatore. Inoltre dimostra l’attenzione che Eurovo presta sempre verso la qualità e la praticità delle soluzioni offerte al consumatore.

Eggy infatti è l’ideale per preparare omelette, frittate, carbonare, sfiziose crêpes, uova strapazzate, impanature e per tutte le ricette che prevedono l’uso di uova intere. Il gesto è semplice, basta agitare la bomboletta e spruzzarne tutto il contenuto, o parte di esso in padella. Il risultato è lo stesso che otterreste rompendo sei gusci e sbattendone tuorlo e albume insieme fino a ottenerne un composto omogeneo. É velocepratico e non si spreca nulla. Insomma è la risposta per chi ha poca fantasia, poco tempo e spazio in frigorifero, ma non vuole rinunciare alla genuinità e alle proprietà delle uova le Naturelle. Eggy è un prodotto di qualità garantito dall’esperienza Eurovo e frutto di un accurato controllo in ogni fase della filiera. Inoltre proviene esclusivamente da uova di galline allevate a terra e libere di razzolare. Eggy è disponibile nel formato da 300 g con un contenuto corrispondente a sei uova da allevamento a terra della linea le Naturelle. Può essere conservata fuori dal frigorifero 6 mesi.

L’estremizzazione del convenience food. E se del convenience food, pur non comprandoli, posso tollerare i “Bucatini alla amatriciana di 4Salti in padella“, le uova, per la carbonara, già sbattute di Eggy proprio no. Tralasciando le ovvie considerazioni sugli additivi necessari a trasformare 6 uova in una mousse che si conserva (fuori dal frigo) 6 mesi, dico solo che, non so a voi, a me i prodotti pensati per chi ha poca fantasia (e che stimolano, quindi, ad averne ancora meno) non piacciono. La fantasia è il seme dell’innovazione. Non capisco come un prodotto ideato per chi non ha fantasia possa definirsi innovativo. Che ne pensate?


Merda (d’artista?)

Piero Manzoni. 1961. Provocatorio, dissacrante. “Merda d’artista“, in 90 barattoli, dal peso di circa 30 gr., sigillati e venduti ad un prezzo pari all’ equivalente in oro dello stesso peso.

Un’ opera, quella di Manzoni, fortemente simbolica. Il perfetto “ready-made” che, tra i suoi molteplici significati, denuncia un mercato dell’arte contemporanea pronto ad accettare anche merda, purché in edizione numerata e garantita nella sua autenticità ed esclusività. Non so perchè ho pensato a Manzoni e alla sua “merda d’artista”. Forse perchè trovo ridicolo, al suo cospetto, chi cerca di provocare, suscitare scalpore a tutti i costi – e lo fa con il solo scopo di attirare attenzione su di se –  e trovo altrettanto squallido chi sfrutta l’onda di questo clamore per produrre e commercializzare merda. Magari, fosse d’artista.

Il prezioso “girocollo” in foto è prodotto dalla californiana OnchMovement ed ispirato al discusso vestito indossato da tale LadyGaga. Non è carne vera, ma plastica. Costa 70 dollari. Che cagata!

Di cibo, si parla e si scrive troppo. Si fa troppo di tutto, con il cibo: video-animazioni, costruzioni ( neanche fosse mattoncini di Lego), gioielli, vestiti. Sarà, credo, il caso di chiedersi perchè. La bulimia è molto pericolosa.


Il “cubetto” di Electrolux. Di ghiaccio

Di qualcosa simile avevo già scritto qualche articolo fa. Si trattava del ristorante temporaneo realizzato a Londra. Studio East Dining.  Posso dirlo: Electrolux, non si è inventata nulla. Anzi. The Cube, il progetto che la vede protagonista, è infatti, concettualmente, identico al predecessore britannico. Ma va bene. Anche perchè in Italia qualcosa di simile mancava. Affacciato su Piazza del Duomo, cuore pulsante di Milano, The Cube ospiterà fino a marzo, quattro chef italiani, che si alterneranno nelle cucine a vista (rigorosamente Electrolux) per deliziare i commensali (profumatamente) paganti. Poi si sposterà. L’architettura nomade muoverà verso Stoccolma e poi verso Londra. Solo 18 i posti, dai quali poter godere di una vista magnifica. 150 i mq., per un volume dalle forme sbilenche (che fanno molto Libeskind), realizzato in vetro, corian e alluminio tagliato al laser. All’interno, soluzioni tecnologiche di altissimo livello e votate al risparmio energetico; per l’illuminazione, il sistema termico, la diffusione sonora e, ovviamente, per l’attrezzatura in cucina. Il progetto è dello studio milanese Park Associati. Minimalista, elegante ma freddo. Troppo freddo per la cucina italiana. Fatta di colori, di sapori e di profumi. E di linee curve, capaci di sorprendere e non annoiare mai.

Letture sostenibili da Barilla CFN

Un bel sito, quello di Barilla CFN. Ben fatto e ricco di informazioni. Il Barilla Center for Food & Nutrition nasce con l’obiettivo di: dare ascolto alle esigenze attuali ed emergenti della società sui grandi temi legati al mondo della nutrizione e dell’alimentazione;  Continua a leggere

Il manifesto del mangiare bene

Il decalogo per una tavola (ed una pancia) ecosostenibile, secondo l‘Espresso Food&Wine

Relazioni sostenibili

Stamattina ho ricevuto, via email, un reminder di Tiscali, per la prossima scadenza, ad aprile, del contratto di maintenance del dominio impiattozero. Quasi un anno di vita. Anzi, neanche un anno di vita e mi trovo, già, a far bilanci. E’ pur vero che il tempo digitale viaggia molto più velocemente di quello reale. Quindi, forse, tutto sommato di bilanci, in Rete, bisognerebbe farne di frequenti. Poi se i bilanci si fanno sulle relazioni, che sono dinamiche, mai scontate o uguali a se stesse, il bilancio resta sempre in corso. Relazioni. Links. Collegamenti che nascono, nel mio caso, dalla voglia di condividere, di fare rete e scoprire, conoscere realtà “creative, innovative e pensanti“. Realtà che hanno qualcosa da dire e lo fanno con Amore. Libere da qualsiasi spicciola logica di interesse. E libere dall’atteggiamento  tipico di chi è perennemente a rimorchio. A rimorchio del proprio ego e, quindi, indietro su tutto. “Realtà” che non sono tali perchè non esistono nel presente; inconsapevoli di dove la ricerca scientifica e tecnologica, le innovazioni digitali e le urgenze ambientali ci stiano conducendo – operano – continuando ad accumulare narcisismo e banconote. Peccando in professionalità, creatività e sostenibilità.

Queste realtà sono, ahi noi, persone. E che bello è stato, attraverso questo blog, scoprire che – nonostante la massiccia presenza di tali esemplari – di persone “reali, creative, innovative e pensanti “ce ne sono. Poche, ma buone.

A tavola, puoi sempre aggiungere uno, due posti in più; difficilmente cinque, sei o dieci.

Il piccolo gastro-chimico

Che roba è? No, non è un gioco di ruolo. Trattasi di un kit per cucinare, ideato da Molecule-R, duo di cuochi, con base a Montreal, appassionati di gastronomia molecolare. La scatola contiene tutto il necessario, strumenti ed additivi compresi, necessari a creare spume, arie e sfere di materia commestibile. L’arte della manipolazione estrema e della sperimentazione sulle consistenze arriva nelle cucine di “casa”. E, cosi, tra sei mesi vi potreste trovar davanti – a cena da vostra cugina che abita in periferia – un’aria di “frittata di cipolle o del “caviale di minestrone”. Per poi convenire, con tutti i presenti, che – in fin dei conti – sarebbe stato meglio vedersi nella solita trattoria. Economica e casereccia.

Semmai doveste decidere di regalarlo (58,95 dollari, il costo), ricordate: è consigliabile l’uso per bambini di età inferiore ai 50 anni. Per vostra nonna non è adatto. Regalatele, semmai, un bel libro di Artusi. Ne resterete felici entrambi.

Surfers against pollution

Surfrider, è una fondazione nata in California circa 25 anni fa ed oggi attiva in 15 differenti paesi. La loro mission, come si legge dal sito è, attraverso una fitta rete di attivisti ed azioni concrete, di salvaguardare gli oceani e le spiagge dagli stessi bagnate. Il sito è davvero ben fatto ed illustra chiaramente tutte le loro attività. Apparentemente questi di Surfrider (che ci tengono a precisare sono surfisti, bagnanti, barcaioli, ma anche mamme, bambini e ragazzi) non c’entrano nulla con il cibo (o con il design); l’immagine scelta per la loro recente campagna è, invece, quanto mai significativa. Pensateci…il cibo che ingeriamo è “inquinato” dal design che produciamo. Ossia? Mangiamo male e produciamo peggio. It’s time to change, direbbero in California.