Fame d’architettura

Disegnate da Stig Ahlström, Pick Up sono pinze/bacchette per cucinare, mangiare e servire in tavola. Disponibili in legno e/o plastica, sono lavabili in lavastoviglie e costano 29 $. Un bellissimo e pratico ‘compasso’ che sembra ricordarci quanto architettura e cucina siano discipline tra loro molto vicine. Su differenti scale, il fine è comune: creare geometrie, forme, involucri abitabili. Ma si può dire che il cibo sia una forma, un involucro abitabile? Una forma si, senza dubbio. E altrettanto, un involucro, un contenitore abitabile ed abitato: da affetti e ricordi, da emozioni e sensazioni, da speranze e desideri, da cultura e tradizioni. Dalla vita e dalla morte, di chi – di cibo – ne ha in abbondanza e di chi – di quel cibo – non arriva neanche a conoscerne il sapore.

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PET STOP!

Proprio non ce la fate a rinunciare al PET? Vi ostinate a comprare acqua in bottiglie di plastica e a portarle in tavola? GR, studio di progettazione di Barcellona, ha pensato a voi. AquaJar, “un becco” da applicare sulla vostra bottigliaccia in plastica cosi da trasformarla in una gradevole e colorata brocca. Il progetto è del 2009 e si vede: nel senso che a distanza di tre anni, è aumentata (seppur di poco) la consapevolezza rispetto all’acquisto di alimenti e bevande in packaging “insostenibile”, cosi come stanno mutando, conseguentemente, normative e dinamiche di consumo. Pertanto un progetto del genere non potrebbe (e non dovrebbe) essere neanche pensato. L’attuale urgenza, non è aumentare la gradevolezza estetica o le caratteristiche ergonomiche della plastica, quanto trovare una vera alternativa ad essa.

Il “cubetto” di Electrolux. Di ghiaccio

Di qualcosa simile avevo già scritto qualche articolo fa. Si trattava del ristorante temporaneo realizzato a Londra. Studio East Dining.  Posso dirlo: Electrolux, non si è inventata nulla. Anzi. The Cube, il progetto che la vede protagonista, è infatti, concettualmente, identico al predecessore britannico. Ma va bene. Anche perchè in Italia qualcosa di simile mancava. Affacciato su Piazza del Duomo, cuore pulsante di Milano, The Cube ospiterà fino a marzo, quattro chef italiani, che si alterneranno nelle cucine a vista (rigorosamente Electrolux) per deliziare i commensali (profumatamente) paganti. Poi si sposterà. L’architettura nomade muoverà verso Stoccolma e poi verso Londra. Solo 18 i posti, dai quali poter godere di una vista magnifica. 150 i mq., per un volume dalle forme sbilenche (che fanno molto Libeskind), realizzato in vetro, corian e alluminio tagliato al laser. All’interno, soluzioni tecnologiche di altissimo livello e votate al risparmio energetico; per l’illuminazione, il sistema termico, la diffusione sonora e, ovviamente, per l’attrezzatura in cucina. Il progetto è dello studio milanese Park Associati. Minimalista, elegante ma freddo. Troppo freddo per la cucina italiana. Fatta di colori, di sapori e di profumi. E di linee curve, capaci di sorprendere e non annoiare mai.

Fastvìnic a Barcellona: fast-food sostenibile

In questo caso, possiamo davvero parlare di “impiatto”zero. E a 360 gradi. Perchè il ciclo virtuoso comincia dalla progettazione degli spazi e termina nell’utilizzo di materie prime locali, per un’offerta gastronomica sana, succulenta e sostenibile. Siamo a Barcellona. Il locale si chiama Fastvìnic ed ha aperto i battenti quest’estate. E’, pertanto, uno spazio nuovo. Nuovo in particolare il “concept” con il quale nasce, che coniuga “processi” e “modalità” tipici del fast food con i concetti di sostenibilità, qualità e ricerca estetica. Il panino, questo il prodotto di punta di Fastvìnic, in molteplici varianti, tutte realizzate con materie prime di alta qualità, di provenienza locale, di stagione e biologiche.

L’enfasi sui prodotti naturali ed eco-friendly non si ferma al cibo: il packaging da asporto, i bicchieri, i vassoi, le posate e gli altri oggetti sono realizzati con materiali riciclati o riciclabili. Anche per gli arredi e gli impianti le scelte fatte dal progettista Alfons Tost, hanno privilegiato materiali eco-compatibili, come il legno FSC (proveniente da foreste controllate) o l’illuminazione a LED ad alta efficienza energetica. Tanto che Fastvìnic si è guadagnato un bel certificato di idoneità LEED (sistema di classificazione e valutazione dell’efficienza energetica e dell’impatto ambientale degli edifici). Se andate a Barcellona, non dimenticate di farci un salto.

Un chiosco a Berlino

Ho cercato, ma invano, il sito de “lo Zozzone” di Roma. Per chi non lo sapesse lo Zozzone è un venditore, di strada, di panini. O meglio, non è una persona fisica. Con un nome e cognome. Lo Zozzone è un modo di fare business vendendo panini a tutte le ore del giorno e della notte (soprattutto la notte). Panini con salsiccia, hamburger, wurstel (tutto cotto espresso, sulla piastra) e farciti con qualcunque cosa: sottiletta, insalata, sott’oli di tutti i tipi – funghi, melanzane, pomodori, zucchine, olive, carciofi, capelli, moscerini, etc..etc. Maionese e ketchup per amalgamare il tutto. Detto ciò, capite che “lo Zozzone” propone una cucina non propriamente sana – sia per abbinamenti che per qualità delle materie prime – soprattutto se “gustata” alle 3.25 del mattino a concludere una nottata di esagerazioni. Ovviamente “lo Zozzone” è anche, e soprattutto, un modo di essere: dimenticate, totalmente, igiene e pulizia. Nelle mani di chi vi prepara il panino, negli strumenti che utilizza e negli alimenti – tassativamente esposti ad un orgia di mosche ed insetti vari. Ma per essere un vero “Zozzone” il tuo business lo devi fare su un camper, su un furgone. Ricordo lo Zozzone di Porta Maggiore, nei primi anni ’90; aveva un piccolo furgone sgangherato. Come sgangherato, il tipo che, unghie nere, capelli lunghi e unti peggio dei panini, canotta e catena d’oro al collo, ti preparava delle vere e proprie “bombe” per il tuo fegato. Fino a che un giorno, ci mancavo da tanto dopo aver intrapreso un percorso di “disintossicazione”, ripassando di lì mi sono ritrovato davanti un colosso a quattro ruote, un super-camper tutto illuminato, nuovo fiammante. Tanti “zozzoni” dietro ad un banco altissimo che ne faceva attori su un palcoscenico, intenti a cuocere freneticamente le “solite” schifezze.

Non sono, ancora, stato a Berlino, ma immagino che anche la capitale tedesca avrà i suoi Zozzoni. Tra questi ha, però, una chicca. Che dello Zozzone style condivide solo l’utilizzo di un mezzo a quattro ruote come location. Kjosk, il nome dato ad un vecchio bus BVG a due piani, risalente al 1965, che staziona in un angolo verde a Kreuzberg 36 (metro Goerlitzer Bahnof). Al piano di sotto, l’area del bus è divisa in due sezioni; la coda – in cui ci si può servire direttamente – dedicata alle bibite e agli snack , mentre dal lato del guidatore c’è la cassa con un piccolo balconcino in cui sono esposte torte e leccornie di vario tipo (provenienti da piccoli produttori locali). Si può consumare nel cortile, circondati dal verde del piccolo e delizioso giardino o si può salire al piano di sopra del bus. Se andate a Berlino e pensate di farci un salto, occhio agli orari. Solo il venerdi e sabato sera, Kjosk resta aperto fino alle 2; se fate tardi, per mangiare qualcosa, dovete solo sperare ci sia uno “Zozzonen” nei paraggi.


Più gusto con New Gusto

Era il lontano 2007 quando si sentì parlare per la prima volta di Guerrilla Cuisine. Seguirono, a ruota, i temporary restaurants, le nostrane “cene carbonare” con SoulFood a Roma e le piu’ recenti “cene sostenibili” di The Hub Milano. A quanto pare instancabile è l’interesse e la conseguente ricerca di forme di convivialità nuove che, oltre a confermare quanto sia piacevole stare in tavola, stimolino una socialità diversa basata essenzialmente su dinamiche di aggregazione tipiche dei social network. Ed impellente, il bisogno di “etichettare”, dare un nome a questi fenomeni socio-cultural-gastronomici. “...Vediamo un nuovo approccio al social-eating che diventa food surfing…” E ora, di che si tratta? La frase la leggo dal sito NewGusto, la nuova comunità, tutta italiana, che si propone di favorire l’incontro dei propri iscritti davanti ad una ricca tavola imbandita. Ancora, dal sito “…In ogni parte del mondo, la tavola è da sempre un luogo speciale per la socializzazione. Quando dobbiamo incontrare qualcuno lo facciamo a pranzo, a cena o, anche a colazione; è sicuramente il nostro modo preferito di conoscere nuove persone. Anche viaggiare è un modo fantastico per conoscere nuove persone, su NewGusto queste due passioni si uniscono nel modo più divertente e sociale possibile. NewGusto è una community per chi ama la cucina e ama viaggiare. Una community per tutti quelli che quando viaggiano vogliono davvero vivere il luogo che visitano, vogliono conoscerne le persone e le storie, vogliono sentirne la cultura ed i sapori.

Ma come funziona? Ti registri, innanzitutto. Nel farlo hai due opzioni: puoi registrarti come ospite o come cuoco. Come ospite, attingi ad un database di cuochi che mettono a disposizione la propria cucina di casa e dei menù ad hoc (chiedendo in cambio un rimborso spese) mentre come cuoco hai possibilità di promuovere tra gli ospiti la tua “cucina di casa”. Come, ad esempio, faranno dal prossimo 27 gennaio, Giovannangelo De Gennaro e Sara Valente con il progetto Homme-Food. Un “ristorante casalingo” a Molfetta (Ba), con otto coperti, servizio al tavolo ed una buona carta di vini. La prima cena, venerdì 27 gennaio a base di piatti indiani sarà un vero e proprio viaggio di sapori, racconti e suoni orientali; curry di patate, cavolfiore e piselli in salsa di yogurt, agnello al curry, pane di ceci, riso basmati e gustose salse agrodolci. Se non siete sazi, per finire una Mousse di pere, latte di cocco, cioccolato bianco e cannella.

Ricordate: non ci sarà un prezzo da pagare ma un rimborso forfettario per le spese affrontate. Si va a Molfetta?


Cucina di guerra

Un’idea curiosa. A Pittsburgh. Conflict Kitchen, una “rosticceria” che serve piatti dei paesi che sono in conflitto con gli Stati Uniti (o che, più in generale, hanno qualche contenzioso con gli stessi). I menù, si avvicendano ogni 4/6 mesi e con essi anche la “vetrina” del ristorante, una sempre originale e coloratissima “quinta” graficamente caratterizzata con lo stile del paese ospitato. Ad ogni “turn-over” gastronomico, sono abbinati eventi, performances, dibattiti relativi alla cultura, alla politica e alle questioni strettamente legate al conflitto. Continua a leggere