La Livella

Ricordate “La livella” di Totò? Credo che la Rete oggi abbia lo stesso ruolo che fu della morte secondo la sensibilità poetica del principe De Curtis. I social media, in particolare. Su di essi siamo tutti uguali. Siamo “profili”. Salvo poi scoprire che dietro quei profili, nella realtà, si possono celare grandi bluff o grandi sorprese. Continue reading →

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Ma ‘ndo vai se la banana non ce l’hai…

Si chiama BananaBunker. A me sembra un condom. Ad ogni modo, del condom presenta una vaga somiglianza formale e una più marcata analogia funzionale, in quanto come un condom, BananaBunker,  “protegge”. Per nostra (di noi uomini) fortuna il condom non protegge dallo schiacciamento, obiettivo che, invece, si pone l’astuccio disegnato da Paul Stremple. Con questo geniale contenitore, la vostra banana sarà al riparo da urti nello zaino, ammaccature nella cartella e schiacciamenti vari nel marsupio. Non ammaccandosi, la vostra banana non si ammoscerà, ma resterà sempre dura…La si potrebbe regalare per il lancio di un nuovo prodotto per la disfunzione erettile.

Non mi stupirò mai di dove la creatività e la progettualità siano capaci di arrivare. Tutto sommato, contro le ammaccature del frutto, è utile. Pensate, è in vendita, nientepopòdimenoche, nello store del MoMA. 14 $, il costo. Spero, almeno, sia realizzata in bio-plastica.

Si consiglia la visione dell’estratto video con l’Albertone nazionale e la Vitti. Eccolo.

Italia si, Italia no…Italia gnam!!! Se famo du spaghi!

…una pizza in compagnia/ una pizza da solo/un totale di due pizze/ e l’Italia è questa qua/ Italia si/Italia no/ la terra dei cachi…” Ve la ricordate? Cantata da Elio e le storie tese in un Sanremo di qualche anno fa. Perchè la cito? Soprattutto perchè ne condivido il testo. Non passa, infatti, giorno che non vedo/sento/vivo situazioni nelle quali finisco per chiedermi ‘ma dove vivo?’ O meglio per esclamare, ‘ ma che razza di gente gli italiani…‘. Poi la cito perchè parla (anche) di cibo e di come attraverso e con il cibo si esprima egregiamente questo italian style (nelle sue migliori e nelle sue peggiori accezioni). Il cibo italiano, riconosciuto ed apprezzato in tutto il globo cosi come lo è per molti versi l’italian way, il modo italiano, di stare in tavola e banchettare con opulenza chiassosi e pittoreschi. “Se famo du spaghi”, perchè no: tutti seguaci di Epicuro, goderecci e festaioli nel fine e non nel mezzo quindi incapaci di una visione globale. D’insieme. Pressapochisti, approssimativi e appezzottati (per dirla alla napoletana) ci facciamo portabandiera del controsenso e dell’incoerenza.

E’ cosi che succede che si mettono su – in una città come Roma – mercatini biologici, dando spazio a piccoli produttori, filiere corte e tante altre belle cose. Cose che hanno il sapore squisito di conserve artigianali, di bianchissime e freschissime ricottine, di olii superlativi, di puntarelle croccanti. E di plastica. Abbondante plastica dei sacchetti nei quali – tutti, dico tutti, i produttori che espongono – ti consegnano le prelibatezze che hai acquistato. Troppo presi dalle loro colture biologiche o dalla lavorazione artigianale della carne? Immagino di si, visto che – cosi indaffarati – non hanno avuto modo e tempo per tenersi informati e scoprire che, dal 1 gennaio 2011, la distribuzione degli shoppers in materiale plastico non è più legale.

Però, vabbè, alla fine che vuoi che sia: in fondo, ci si sente molto “fighi” ad andare a fare compere, la domenica, nei mercatini. E ancora più fighi a raccontare di averlo fatto. E poi, vabbè, alla fine come sono pignolo. Del resto, la terra dei cachi è la terra dei cachi. (ascoltatela)

Caffè in tazza o al vetro? In barattolo, grazie

CUPPOW. Cosi si chiama. Si tratta di un tappo che trasforma il classico barattolo per conserve in un mug da viaggio. Ma perchè il barattolo? Joshua Resnikoff e Aaron Panone, ideatori e progettisti di Cuppow, al riguardo dicono: la stabilità del barattolo è ideale per farne una tazza da viaggio; è facile da pulire; è realizzato in vetro resistente al calore; è economico, durevole e se ben sigillato non permette la fuoriuscita alcuna di liquido. Unico neo: il diametro dell’apertura, che rende difficoltosa l’azione del bere, in particolare se si sta sorseggiando un thè o un caffè bollente. I due giovani designers statunitensi hanno quindi pensato di adattare il classico coperchio dei mug mono-uso in carta al barattolo in vetro. Quindi, contenitore riutilizzabile infinite volte con congruo risparmio di risorse che andrebbero smaltite dopo un solo uso. Qui, un bel video che ne descrive l’uso.

L’idea non è male e l’oggetto, tecnicamente,  funziona. E’ sull’uso concreto che se ne può fare, in particolare in movimento, che nutro qualche dubbio. Chi di noi uscirebbe con un barattolo in tasca o nella borsa? Pochi. Troppo pochi per evitare che gli esercizi commerciali smettano di acquistare prodotti monouso e riempirli con caffè, cola e similari per poi distribuirli ai propri clienti. La questione è delicata. Può far molto “trendy” progettare quello che il progettista stesso accetterebbe di usare. La vera sfida, per cambiare le cose e ridurre i danni per l’ambiente, è progettare per chi mai e poi mai sarebbe disposto a rinunciare alle proprie “troppo comode e insostenibili” comodità. Anche perchè, detto francamente: nella fortunata ipotesi che, di colpo tutti, cominciassero a girare con il proprio barattolo in tasca, che i ristoratori si adeguassero alla cosa e smettessero di distribuire bevande se non nel barattolo “privato” del cliente…ecco, poniamo il caso che tu quel giorno esca di casa di corsa per andare a fare delle analisi mediche senza il tuo barattolo. Che fai, il caffè non lo bevi? Non riesco neanche ad immaginare l’espressione della barista se le chiedessi un thè al limone porgendole il contenitore delle urine.

Brit-pop, Brit-rock o Brit-roast?

Bring Back Sundays è la campagna promossa da From My Farm attraverso i canali web e social. Non è che ci sarebbe da parlare di cibo o prodotto, quindi. Se non per il fatto che From My Farm distribuisce frutta e ortaggi coltivati da piccole e medie imprese. Prodotti locali e di stagione. Quale miglior modo per suggerirne l’uso se non quello di invitare gli inglesi a rinunciare, la domenica, a tirar fuori dal frigo i resti delle pizza del sabato sera e a racimolare qualunque cosa di commestibile esca dalla credenze della cucina per cucinare, invece, il tradizionale arrosto “british”? Ed il suggerimento diventa un contest. Ogni settimana viene premiato il miglior arrosto (o meglio, la miglior foto d’arrosto) che vince il libro “British Seasonal Food” di Mark Hix. A fine campagna tutti i vincitori parteciperanno all’estrazione del super premio; un anno di fornitura dei prodotti From My Farm. Sicuramente un buon modo per far promozione ai propri prodotti, che attualmente sono disponibili in Yorkshire, Scozia sud-ovest e in alcune zone dell’est dell’Inghilterra.

Apprezzabile l’idea di donare 1 penny (un pò poco?) – per ogni confezione venduta  – alla regione dalla quale il prodotto proviene. Tornando a Bring Back Sundays, fermo restando che si tratta solo di un’operazione commerciale (seppur – di riflesso – suggerisca una modalità migliore di mangiare e di stare in tavola) trovo l’idea, nel complesso, piacevole. Le foto degli arrosti, lo sono un pò meno.

Sul tonno

Qualche info, sui codici stampati sulle scatolette di tonno. Da “Il Fatto Alimentare

Il latte diventa verde

Qualche post fa, vi avevo parlato di GreenBottle, un bel progetto proveniente dal Regno Unito per un innovativo contenitore per il latte, realizzato in carta, quindi riciclabile e compostabile al 100%. Vista l’attenzione che pongono sulla questione, gli inglesi, deduco siano dei gran consumatori di latte. O quantomeno, molto solerti nello studiare soluzioni di packaging “virtuose” e “sostenibili”. Ne è un ulteriore esempio, Jug It. Già in distribuzione in un gran numero di supermercati, si compone di due elementi: una busta (contenente il latte) flessibile, realizzata in plastica a bassa densità e completamente riciclabile ed un contenitore/caraffa – all’interno del quale trova alloggio la busta –  e nel quale/dal quale sarà possibile conservare/versare con estrema praticità il latte. Ovviamente la caraffa la si compra una volta e si riutilizza all’infinito; le buste, quelle no, ogni volta che avete voglia di latte. Qui, trovate un video un pò brutto, ma che ne illustra, con chiarezza, le modalità d’uso.

E’ stato stimato che l’uso del sistema Jug It contribuisce a ridurre i rifiuti, derivati dagli imballaggi del latte, del 75% . Ed evita la movimentazione, verso la discarica, di 3.750 camion e di 130.000 tonnellate di bottiglie usate.

Senza dubbio, un progetto molto interessante. Da migliorare, assolutamente, design e grafica. Certo, mi chiedo, se anche le buste fossero riutilizzabili, quanto, ulteriore, vantaggio otterremmo, sia in termini ambientali che economici? Pensate ad una sorta di tanica, da riempire attraverso un distributore automatico e poi svuotare a casa. Quindi lavare e mettere via. Da riutilizzare infinite volte.