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Il “cubetto” di Electrolux. Di ghiaccio

Di qualcosa simile avevo già scritto qualche articolo fa. Si trattava del ristorante temporaneo realizzato a Londra. Studio East Dining.  Posso dirlo: Electrolux, non si è inventata nulla. Anzi. The Cube, il progetto che la vede protagonista, è infatti, concettualmente, identico al predecessore britannico. Ma va bene. Anche perchè in Italia qualcosa di simile mancava. Affacciato su Piazza del Duomo, cuore pulsante di Milano, The Cube ospiterà fino a marzo, quattro chef italiani, che si alterneranno nelle cucine a vista (rigorosamente Electrolux) per deliziare i commensali (profumatamente) paganti. Poi si sposterà. L’architettura nomade muoverà verso Stoccolma e poi verso Londra. Solo 18 i posti, dai quali poter godere di una vista magnifica. 150 i mq., per un volume dalle forme sbilenche (che fanno molto Libeskind), realizzato in vetro, corian e alluminio tagliato al laser. All’interno, soluzioni tecnologiche di altissimo livello e votate al risparmio energetico; per l’illuminazione, il sistema termico, la diffusione sonora e, ovviamente, per l’attrezzatura in cucina. Il progetto è dello studio milanese Park Associati. Minimalista, elegante ma freddo. Troppo freddo per la cucina italiana. Fatta di colori, di sapori e di profumi. E di linee curve, capaci di sorprendere e non annoiare mai.

Brit-pop, Brit-rock o Brit-roast?

Bring Back Sundays è la campagna promossa da From My Farm attraverso i canali web e social. Non è che ci sarebbe da parlare di cibo o prodotto, quindi. Se non per il fatto che From My Farm distribuisce frutta e ortaggi coltivati da piccole e medie imprese. Prodotti locali e di stagione. Quale miglior modo per suggerirne l’uso se non quello di invitare gli inglesi a rinunciare, la domenica, a tirar fuori dal frigo i resti delle pizza del sabato sera e a racimolare qualunque cosa di commestibile esca dalla credenze della cucina per cucinare, invece, il tradizionale arrosto “british”? Ed il suggerimento diventa un contest. Ogni settimana viene premiato il miglior arrosto (o meglio, la miglior foto d’arrosto) che vince il libro “British Seasonal Food” di Mark Hix. A fine campagna tutti i vincitori parteciperanno all’estrazione del super premio; un anno di fornitura dei prodotti From My Farm. Sicuramente un buon modo per far promozione ai propri prodotti, che attualmente sono disponibili in Yorkshire, Scozia sud-ovest e in alcune zone dell’est dell’Inghilterra.

Apprezzabile l’idea di donare 1 penny (un pò poco?) – per ogni confezione venduta  – alla regione dalla quale il prodotto proviene. Tornando a Bring Back Sundays, fermo restando che si tratta solo di un’operazione commerciale (seppur – di riflesso – suggerisca una modalità migliore di mangiare e di stare in tavola) trovo l’idea, nel complesso, piacevole. Le foto degli arrosti, lo sono un pò meno.

Surfers against pollution

Surfrider, è una fondazione nata in California circa 25 anni fa ed oggi attiva in 15 differenti paesi. La loro mission, come si legge dal sito è, attraverso una fitta rete di attivisti ed azioni concrete, di salvaguardare gli oceani e le spiagge dagli stessi bagnate. Il sito è davvero ben fatto ed illustra chiaramente tutte le loro attività. Apparentemente questi di Surfrider (che ci tengono a precisare sono surfisti, bagnanti, barcaioli, ma anche mamme, bambini e ragazzi) non c’entrano nulla con il cibo (o con il design); l’immagine scelta per la loro recente campagna è, invece, quanto mai significativa. Pensateci…il cibo che ingeriamo è “inquinato” dal design che produciamo. Ossia? Mangiamo male e produciamo peggio. It’s time to change, direbbero in California.

Ed oggi cosa avete mangiato?

Cosa su, sono curioso…Maiale, pollo o manzo?

Ancora una domanda: chi di voi mangerebbe in questi piatti? Suonerò ripetitivo nel citare Feuerbach e la sua famosa frase “siamo quello che mangiamo”. Ma pensateci…in fondo, senza consapevolezza, che differenza corre tra gli animali ritratti e stampati sul fondo dei piatti e noi che, di quegli animali, ci nutriamo? Nessuna. Siamo tutti “polli” in batteria.

E’ imperativo l’ordine

Da il Post.it, un breve articolo sul lavoro di Carl Kleiner per Ikea. Cibo e tavole imbandite. Fotografati con sensibilità e gusto tipicamente nordici.

Cannibali

Cibo. Sembra che ci sia un’epidemia di bulimia mediatica in giro. Chiunque parla di cibo.  Sul web, in pubblici convivi ed in dimore private. Si parla di cibo mentre si sta mangiando o dopo aver fatto l’amore. Si realizzano video/animazioni con il cibo. Sculture. E vestiti. Qualcuno si è spinto più in là e col cibo (zucchero filato, per l’esattezza) ha eretto pareti che delimitano uno spazio. Che diventa, cosi, commestibile.

Jennifer Rubell. Suo il progetto, Padded Cell, una provocatoria e quanto mai originale installazione/performance realizzata in occasione di Performa, nel novembre 2010.

Dai tempi piu’ remoti le pareti fisiche significano “sicurezza”. “Rifugio sicuro”, quindi spazio dove poter esprimere ciò che psichicamente è per noi importante. Sulle pareti l’espressione, la narrazione, lo specchio dei contenuti affettivi, simbolici, comunitari. Dunque il riflesso del mondo interno ed esterno.

Siamo ciò che mangiamo” disse Feuerbach. Niente di più vero a questo punto. Ma non staremo mangiando troppo? Stiamo mangiando l’espressione del nostro se, i nostri affetti, i nostri simboli. Ricordate perchè la mucca diventò pazza?

“…Le farine animali sono un prodotto proprio del modello intensivo. L’aumento continuo della macellazione produce un aumento continuo degli scarti di macellazione. E questi scarti diventano la materia prima dei nuovi mangimi. Con le farine animali, ricavate dagli scarti di macellazione, si viene così a realizzare un ciclo produttivo prodigioso: dalla mucca alla mucca e viceversa senza più passare dai campi…”

Forse è il caso di modificare la nostra dieta.

La storia delle cose

Un video interessante sui principali “bachi” nel nostro sistema mondo. Eccolo.

Più gusto con New Gusto

Era il lontano 2007 quando si sentì parlare per la prima volta di Guerrilla Cuisine. Seguirono, a ruota, i temporary restaurants, le nostrane “cene carbonare” con SoulFood a Roma e le piu’ recenti “cene sostenibili” di The Hub Milano. A quanto pare instancabile è l’interesse e la conseguente ricerca di forme di convivialità nuove che, oltre a confermare quanto sia piacevole stare in tavola, stimolino una socialità diversa basata essenzialmente su dinamiche di aggregazione tipiche dei social network. Ed impellente, il bisogno di “etichettare”, dare un nome a questi fenomeni socio-cultural-gastronomici. “...Vediamo un nuovo approccio al social-eating che diventa food surfing…” E ora, di che si tratta? La frase la leggo dal sito NewGusto, la nuova comunità, tutta italiana, che si propone di favorire l’incontro dei propri iscritti davanti ad una ricca tavola imbandita. Ancora, dal sito “…In ogni parte del mondo, la tavola è da sempre un luogo speciale per la socializzazione. Quando dobbiamo incontrare qualcuno lo facciamo a pranzo, a cena o, anche a colazione; è sicuramente il nostro modo preferito di conoscere nuove persone. Anche viaggiare è un modo fantastico per conoscere nuove persone, su NewGusto queste due passioni si uniscono nel modo più divertente e sociale possibile. NewGusto è una community per chi ama la cucina e ama viaggiare. Una community per tutti quelli che quando viaggiano vogliono davvero vivere il luogo che visitano, vogliono conoscerne le persone e le storie, vogliono sentirne la cultura ed i sapori.

Ma come funziona? Ti registri, innanzitutto. Nel farlo hai due opzioni: puoi registrarti come ospite o come cuoco. Come ospite, attingi ad un database di cuochi che mettono a disposizione la propria cucina di casa e dei menù ad hoc (chiedendo in cambio un rimborso spese) mentre come cuoco hai possibilità di promuovere tra gli ospiti la tua “cucina di casa”. Come, ad esempio, faranno dal prossimo 27 gennaio, Giovannangelo De Gennaro e Sara Valente con il progetto Homme-Food. Un “ristorante casalingo” a Molfetta (Ba), con otto coperti, servizio al tavolo ed una buona carta di vini. La prima cena, venerdì 27 gennaio a base di piatti indiani sarà un vero e proprio viaggio di sapori, racconti e suoni orientali; curry di patate, cavolfiore e piselli in salsa di yogurt, agnello al curry, pane di ceci, riso basmati e gustose salse agrodolci. Se non siete sazi, per finire una Mousse di pere, latte di cocco, cioccolato bianco e cannella.

Ricordate: non ci sarà un prezzo da pagare ma un rimborso forfettario per le spese affrontate. Si va a Molfetta?


Buon appetito!

Per tutti quelli che, come me, mangiano carne. Una campagna, di qualche tempo fa, promossa da Peta, organizzazione mondiale per la tutela ed il rispetto del mondo animale.

Comunicare l’indigenza

Help us deliver food for those who need“. Questo il titolo della campagna realizzata da Jesky per City Harvest, organizzazione newyorkese che si occupa del sostegno alimentare dei meno abbienti. A dimostrazione che ogni superficie può diventare valido supporto per comunicare. In particolare, quella scelta da Jesky  – la tovaglietta di carta per il vassoio – è quanto mai indovinata : la grafica fa il resto ed il messaggio credo arrivi diretto, anche a chi ha il pelo sullo stomaco.