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Le bugie hanno le gambe corte

Questo è il tagliere dei vegetariani. E’ anche il tagliere di chi si è appena messo a dieta. Il tagliere di chi rifiuta un invito a cena perchè “non sto a posto con la pancia, stasera un riso in bianco e a nanna“. Si chiama Pinocchio. E’ un progetto di Paolo Iannetti, designer particolarmente attratto dagli oggetti della cucina. Alcuni suoi progetti li trovate qui. Le bugie hanno le gambe corte; la fantasia al contrario le ha molto lunghe. Consente di volare alto, leggeri. Come bambini, ancora capaci di stupirsi e trovare la bellezza in ogni cosa. Anche in un semplice pezzo di legno.

Free sparrow!

Quando le ho viste, la prima impressione è stata positiva. Bella l’idea di immaginare leggeri e colorati passerotti poggiati su delle comunissime mollette; altrettanto bella la soluzione tecnica escogitata per rendere gli stessi passerotti una cosa sola con la molletta. Ho cercato chi li vendesse e una volta trovato (Crate&Barrel), la delusione: i deliziosi passerotti/molletta vengono commercializzati in una sacchetta a retina che sa molto di gabbia. Li avrei comprati (la mia dispensa abbonda di confezioni di alimenti richiuse malamente e con mezzi improbabili), se non fosse stato per il messaggio che arriva da un packaging non pensato. Qualcuno potrebbe obiettare dicendo che in fondo, una volta acquistati, non puoi far altro che aprire “figurativamente” la gabbia (rappresentata dalla retina) e dare, cosi, la libertà ai piccoli pennuti….Non mi convince; per me, fino a che il passerotto non diventa molletta, l’immagine che torna è quella della cattività.

PS: qualche associazione di animalisti deve aver protestato; dopo ulteriori ricerche sulla Rete ho trovato lo stesso prodotto impacchettato in modalità decisamente più ‘freendly’.  Da quanto ho capito,  non li produce una sola azienda. L’idea originale è di Pititas Waiwiriya.

Marinai, pirati, balene e pinze per l’insalata

Impiattozero su Gorgelous; che ringrazio, per lo spazio dedicatomi.

PET STOP!

Proprio non ce la fate a rinunciare al PET? Vi ostinate a comprare acqua in bottiglie di plastica e a portarle in tavola? GR, studio di progettazione di Barcellona, ha pensato a voi. AquaJar, “un becco” da applicare sulla vostra bottigliaccia in plastica cosi da trasformarla in una gradevole e colorata brocca. Il progetto è del 2009 e si vede: nel senso che a distanza di tre anni, è aumentata (seppur di poco) la consapevolezza rispetto all’acquisto di alimenti e bevande in packaging “insostenibile”, cosi come stanno mutando, conseguentemente, normative e dinamiche di consumo. Pertanto un progetto del genere non potrebbe (e non dovrebbe) essere neanche pensato. L’attuale urgenza, non è aumentare la gradevolezza estetica o le caratteristiche ergonomiche della plastica, quanto trovare una vera alternativa ad essa.

Garlicfornia dreamin’

Quale sia la mia fonte d’ispirazione per scrivere su questo blog, ancora non l’ho capito bene. A volte, mi accendo, perchè scovo progetti bellissimi, innovativi e formalmente emozionanti, a volte perchè mi imbatto in prodotti esteticamente brutti, scomodi da usare ed ingombranti: in una parola, inutili. Inutile averli ideati e prodotti e, ancora più inutile, sarebbe comprarli. Non voglio dire che la funzione viene sempre prima della forma ma se la funzione non aggiunge valore a quanto di già esistente, la forma – almeno quella – che sia curata in ogni minimo dettaglio! La mia passione per le arti grafiche, poi, fa si che – analizzando un qualsiasi manufatto – la mia attenzione non si limiti all’oggetto ma si posi su tutto ciò che attorno a quell’oggetto è stato creato: packaging, grafica, illustrazione, comunicazione etc. Ecco perchè Garlic Twist mi ha colpito; perchè tutto quello che lo rappresenta è fatto, sia pur con le migliori intenzioni, nel peggiore dei modi. A cominciare dal sito. La demo-video eccelle, per la scelta della colonna sonora e per la grafica animata iniziale tipo Metro-Goldwyn Mayer. In sovrimpressione video, per convincerci all’acquisto, la scritta “easy and fun to use“: easy, magari pure, ma io, personalmente, mi diverto a fare altro. Comunque sia molte cose si spiegano se vi dico che l’oggetto è americano, californiano per l’esattezza. Ed in effetti, il tutto, ha il tipico “mood” della televendita satellitare condotta da finti chef improbabili e attempati. E pensare che la California è la terra nella quale, da 30 anni circa, nascono progetti che hanno (e continueranno a farlo) rivoluzionato il nostro modo di vivere. Garlic Twist non credo sia tra questi.

Italia si, Italia no…Italia gnam!!! Se famo du spaghi!

…una pizza in compagnia/ una pizza da solo/un totale di due pizze/ e l’Italia è questa qua/ Italia si/Italia no/ la terra dei cachi…” Ve la ricordate? Cantata da Elio e le storie tese in un Sanremo di qualche anno fa. Perchè la cito? Soprattutto perchè ne condivido il testo. Non passa, infatti, giorno che non vedo/sento/vivo situazioni nelle quali finisco per chiedermi ‘ma dove vivo?’ O meglio per esclamare, ‘ ma che razza di gente gli italiani…‘. Poi la cito perchè parla (anche) di cibo e di come attraverso e con il cibo si esprima egregiamente questo italian style (nelle sue migliori e nelle sue peggiori accezioni). Il cibo italiano, riconosciuto ed apprezzato in tutto il globo cosi come lo è per molti versi l’italian way, il modo italiano, di stare in tavola e banchettare con opulenza chiassosi e pittoreschi. “Se famo du spaghi”, perchè no: tutti seguaci di Epicuro, goderecci e festaioli nel fine e non nel mezzo quindi incapaci di una visione globale. D’insieme. Pressapochisti, approssimativi e appezzottati (per dirla alla napoletana) ci facciamo portabandiera del controsenso e dell’incoerenza.

E’ cosi che succede che si mettono su – in una città come Roma – mercatini biologici, dando spazio a piccoli produttori, filiere corte e tante altre belle cose. Cose che hanno il sapore squisito di conserve artigianali, di bianchissime e freschissime ricottine, di olii superlativi, di puntarelle croccanti. E di plastica. Abbondante plastica dei sacchetti nei quali – tutti, dico tutti, i produttori che espongono – ti consegnano le prelibatezze che hai acquistato. Troppo presi dalle loro colture biologiche o dalla lavorazione artigianale della carne? Immagino di si, visto che – cosi indaffarati – non hanno avuto modo e tempo per tenersi informati e scoprire che, dal 1 gennaio 2011, la distribuzione degli shoppers in materiale plastico non è più legale.

Però, vabbè, alla fine che vuoi che sia: in fondo, ci si sente molto “fighi” ad andare a fare compere, la domenica, nei mercatini. E ancora più fighi a raccontare di averlo fatto. E poi, vabbè, alla fine come sono pignolo. Del resto, la terra dei cachi è la terra dei cachi. (ascoltatela)

Portache?

Si chiamano Ischia, Capri e Elba (che c’entrerà l’Elba, non sarebbe stato più logico chiamarlo Procida?) e sono dei colorati, sinuosi, plastici portauova in resina melamminica. Disegnati da Massimo Morozzi per Marutomi, azienda giapponese che vanta la produzione di oggetti di Ettore Sottsass, Alessandro Mendini e Michele De Lucchi, incarnano alla perfezione i valori stilistici/formali di essenzialità, minimalismo e organicità tipici del design giapponese. Oggetti eleganti nella loro semplicità che affidano al solo colore (in tinte piatte, ma calde) il compito di decorare. Belli.

Peccatto che i tre portauova non sono portauova, ma posaceneri. Non lasciatevi ingannare. La realtà non è sempre quella che qualcuno vi dice essere. O che, peggio, i vostri occhi si ostinano a vedere.

Macinare innovazione

A vederlo, non se ne intuisce immediatamente la funzione d’uso. L’oggetto, in effetti, ha forme inconsuete, visto e considerato che si tratta di un semplicissimo macina pepe/sale. Elettrico, ovviamente. La particolarità di No Spill Mill, oltre alle forme monolitiche, prive di qualsiasi richiamo al “passato”, è, però, tutta concentrata in un dettaglio costruttivo che risolve un piccolo ma fastidiosissimo difetto che caratterizza i prodotti della stessa categoria d’uso; ossia, l’incapacità di trattenere – evitando che vadano sparsi sulla tavoglia, sul tavolo o sul piano di lavoro – i granelli residui a macinazione terminata. Il semplice accorgimento della leva ad L, che si richiude isolando il meccanismo di macinatura dall’ambiente, fa di No Spill Mill un prodotto utile, funzionale ed innovativo. Questo è fare Design: usare risorse con creatività e consapevolezza, con l’intento di migliorare le pratiche del vivere, dell’abitare e del lavorare. Utilizzare risorse per produrre oggetti ridondanti è solo business. Anzi, spreco.

Funziona a batterie. Lo comprate da Joseph&Joseph a 50€.

Il piccolo gastro-chimico

Che roba è? No, non è un gioco di ruolo. Trattasi di un kit per cucinare, ideato da Molecule-R, duo di cuochi, con base a Montreal, appassionati di gastronomia molecolare. La scatola contiene tutto il necessario, strumenti ed additivi compresi, necessari a creare spume, arie e sfere di materia commestibile. L’arte della manipolazione estrema e della sperimentazione sulle consistenze arriva nelle cucine di “casa”. E, cosi, tra sei mesi vi potreste trovar davanti – a cena da vostra cugina che abita in periferia – un’aria di “frittata di cipolle o del “caviale di minestrone”. Per poi convenire, con tutti i presenti, che – in fin dei conti – sarebbe stato meglio vedersi nella solita trattoria. Economica e casereccia.

Semmai doveste decidere di regalarlo (58,95 dollari, il costo), ricordate: è consigliabile l’uso per bambini di età inferiore ai 50 anni. Per vostra nonna non è adatto. Regalatele, semmai, un bel libro di Artusi. Ne resterete felici entrambi.

Soggetti vs. oggetti

Chi tra voi non ha mai visto quest’oggetto? Juicy Salif, questo il nome, prodotto da Alessi e disegnato da Philippe Starck. E’ diventato in breve un’icona del design contemporaneo. Molti, tra voi, lo avranno visto e sapranno, quindi, che si tratta di uno spremiagrumi. Si, può sembrare un ferma-carte o, genericamente, un oggetto scultoreo con una vaga funzione decorativa. Un soprammobile. Continua a leggere