gastronomia

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La Livella

Ricordate “La livella” di Totò? Credo che la Rete oggi abbia lo stesso ruolo che fu della morte secondo la sensibilità poetica del principe De Curtis. I social media, in particolare. Su di essi siamo tutti uguali. Siamo “profili”. Salvo poi scoprire che dietro quei profili, nella realtà, si possono celare grandi bluff o grandi sorprese. Continua a leggere

Extreme convenience food

Probabilmente vi sarete chiesti, guardando l’immagine, perchè ho scritto un post su una spuma, una lacca o un gel per capelli. Poi, a guardar meglio l’etichetta del contenitore, avrete capito che, ebbene si, sempre di cibo si tratta. Cibo? Di seguito il comunicato stampa rilasciato per la presentazione del prodotto:  

“Eggy, semplicità, innovazione e praticità in cucina! Eurovo presenta Eggy, la prima mousse d’uovo spray. Ottenuta da uova da allevamento a terra, è già disponibile sugli scaffali. Ospiti imprevisti da stupire? I ragazzi sono a casa da soli per pranzo? Partenza dell’ultimo momento per un week end in barca o in camper? Sono infinite le occasioni in cui Eggy, la prima mousse d’uovo in spray, diventa un’alleata semplice e divertente che risolve i momenti di impasse in cucina. Vale sempre la pena di tenere Eggy in dispensa.” Eurovo, azienda leader in Europa per la produzione di uova e ovoprodotti, con il lancio di Eggy conferma che anche in questo settore si può innovare in modo originale e molto utile per il consumatore. Inoltre dimostra l’attenzione che Eurovo presta sempre verso la qualità e la praticità delle soluzioni offerte al consumatore.

Eggy infatti è l’ideale per preparare omelette, frittate, carbonare, sfiziose crêpes, uova strapazzate, impanature e per tutte le ricette che prevedono l’uso di uova intere. Il gesto è semplice, basta agitare la bomboletta e spruzzarne tutto il contenuto, o parte di esso in padella. Il risultato è lo stesso che otterreste rompendo sei gusci e sbattendone tuorlo e albume insieme fino a ottenerne un composto omogeneo. É velocepratico e non si spreca nulla. Insomma è la risposta per chi ha poca fantasia, poco tempo e spazio in frigorifero, ma non vuole rinunciare alla genuinità e alle proprietà delle uova le Naturelle. Eggy è un prodotto di qualità garantito dall’esperienza Eurovo e frutto di un accurato controllo in ogni fase della filiera. Inoltre proviene esclusivamente da uova di galline allevate a terra e libere di razzolare. Eggy è disponibile nel formato da 300 g con un contenuto corrispondente a sei uova da allevamento a terra della linea le Naturelle. Può essere conservata fuori dal frigorifero 6 mesi.

L’estremizzazione del convenience food. E se del convenience food, pur non comprandoli, posso tollerare i “Bucatini alla amatriciana di 4Salti in padella“, le uova, per la carbonara, già sbattute di Eggy proprio no. Tralasciando le ovvie considerazioni sugli additivi necessari a trasformare 6 uova in una mousse che si conserva (fuori dal frigo) 6 mesi, dico solo che, non so a voi, a me i prodotti pensati per chi ha poca fantasia (e che stimolano, quindi, ad averne ancora meno) non piacciono. La fantasia è il seme dell’innovazione. Non capisco come un prodotto ideato per chi non ha fantasia possa definirsi innovativo. Che ne pensate?


Crudisti a Bari

LIVING FOOD DAY – Corso di cucina vegan-crudista. Si terrà il 4 marzo, a Fasano (Ba), il primo corso base dedicato interamente all’alimentazione naturale crudista con dimostrazione e preparazione di piatti a base di alimenti di origine vegetale naturali crudi. Conducono il corso, lo chef Adolfo Contini (raw foodist), esperto di cucina ed alimentazione crudista e Maria Antonietta Monna, in collaborazione con Cartaelatte events & food design. Continua a leggere

Il “cubetto” di Electrolux. Di ghiaccio

Di qualcosa simile avevo già scritto qualche articolo fa. Si trattava del ristorante temporaneo realizzato a Londra. Studio East Dining.  Posso dirlo: Electrolux, non si è inventata nulla. Anzi. The Cube, il progetto che la vede protagonista, è infatti, concettualmente, identico al predecessore britannico. Ma va bene. Anche perchè in Italia qualcosa di simile mancava. Affacciato su Piazza del Duomo, cuore pulsante di Milano, The Cube ospiterà fino a marzo, quattro chef italiani, che si alterneranno nelle cucine a vista (rigorosamente Electrolux) per deliziare i commensali (profumatamente) paganti. Poi si sposterà. L’architettura nomade muoverà verso Stoccolma e poi verso Londra. Solo 18 i posti, dai quali poter godere di una vista magnifica. 150 i mq., per un volume dalle forme sbilenche (che fanno molto Libeskind), realizzato in vetro, corian e alluminio tagliato al laser. All’interno, soluzioni tecnologiche di altissimo livello e votate al risparmio energetico; per l’illuminazione, il sistema termico, la diffusione sonora e, ovviamente, per l’attrezzatura in cucina. Il progetto è dello studio milanese Park Associati. Minimalista, elegante ma freddo. Troppo freddo per la cucina italiana. Fatta di colori, di sapori e di profumi. E di linee curve, capaci di sorprendere e non annoiare mai.

Un “picnick” a New York

Our food makes the difference“. Questo il claim di Picnick, piccolo chiosco nel cuore di New York. L’offerta gastronomica è contraddistinta da sandwiches, insalate e vari contorni realizzati tutti con alimenti biologici e a filiera corta, provenienti da piccole aziende locali (dove ciò non è possibile, si ricorre a fornitori equo e solidali o comunque attivi sul piano della sostenibilità ambientale).

Tutto il packaging e le stovoglie sono in amido di mais, cellulosa o carta, quindi totalmente compostabili. Inchiostri naturali ed etichette adesive anch’esse sostenibili: prodotte, infatti, con materie prime rinnovabili e con uno speciale adesivo completamente biodegradabile. Il contributo all’ambiente di Picnick non si limita a questo; una piccola percentuale sul fatturato viene, infatti, devoluta al fondo per la manutenzione delle aree verdi di New York Harbor.

Se state programmando un viaggio nella Grande Mela, varrà la pena farci un salto per uno spuntino. Sostenibile al 100%.


Il manifesto del mangiare bene

Il decalogo per una tavola (ed una pancia) ecosostenibile, secondo l‘Espresso Food&Wine

Brit-pop, Brit-rock o Brit-roast?

Bring Back Sundays è la campagna promossa da From My Farm attraverso i canali web e social. Non è che ci sarebbe da parlare di cibo o prodotto, quindi. Se non per il fatto che From My Farm distribuisce frutta e ortaggi coltivati da piccole e medie imprese. Prodotti locali e di stagione. Quale miglior modo per suggerirne l’uso se non quello di invitare gli inglesi a rinunciare, la domenica, a tirar fuori dal frigo i resti delle pizza del sabato sera e a racimolare qualunque cosa di commestibile esca dalla credenze della cucina per cucinare, invece, il tradizionale arrosto “british”? Ed il suggerimento diventa un contest. Ogni settimana viene premiato il miglior arrosto (o meglio, la miglior foto d’arrosto) che vince il libro “British Seasonal Food” di Mark Hix. A fine campagna tutti i vincitori parteciperanno all’estrazione del super premio; un anno di fornitura dei prodotti From My Farm. Sicuramente un buon modo per far promozione ai propri prodotti, che attualmente sono disponibili in Yorkshire, Scozia sud-ovest e in alcune zone dell’est dell’Inghilterra.

Apprezzabile l’idea di donare 1 penny (un pò poco?) – per ogni confezione venduta  – alla regione dalla quale il prodotto proviene. Tornando a Bring Back Sundays, fermo restando che si tratta solo di un’operazione commerciale (seppur – di riflesso – suggerisca una modalità migliore di mangiare e di stare in tavola) trovo l’idea, nel complesso, piacevole. Le foto degli arrosti, lo sono un pò meno.

Fastvìnic a Barcellona: fast-food sostenibile

In questo caso, possiamo davvero parlare di “impiatto”zero. E a 360 gradi. Perchè il ciclo virtuoso comincia dalla progettazione degli spazi e termina nell’utilizzo di materie prime locali, per un’offerta gastronomica sana, succulenta e sostenibile. Siamo a Barcellona. Il locale si chiama Fastvìnic ed ha aperto i battenti quest’estate. E’, pertanto, uno spazio nuovo. Nuovo in particolare il “concept” con il quale nasce, che coniuga “processi” e “modalità” tipici del fast food con i concetti di sostenibilità, qualità e ricerca estetica. Il panino, questo il prodotto di punta di Fastvìnic, in molteplici varianti, tutte realizzate con materie prime di alta qualità, di provenienza locale, di stagione e biologiche.

L’enfasi sui prodotti naturali ed eco-friendly non si ferma al cibo: il packaging da asporto, i bicchieri, i vassoi, le posate e gli altri oggetti sono realizzati con materiali riciclati o riciclabili. Anche per gli arredi e gli impianti le scelte fatte dal progettista Alfons Tost, hanno privilegiato materiali eco-compatibili, come il legno FSC (proveniente da foreste controllate) o l’illuminazione a LED ad alta efficienza energetica. Tanto che Fastvìnic si è guadagnato un bel certificato di idoneità LEED (sistema di classificazione e valutazione dell’efficienza energetica e dell’impatto ambientale degli edifici). Se andate a Barcellona, non dimenticate di farci un salto.

Il piccolo gastro-chimico

Che roba è? No, non è un gioco di ruolo. Trattasi di un kit per cucinare, ideato da Molecule-R, duo di cuochi, con base a Montreal, appassionati di gastronomia molecolare. La scatola contiene tutto il necessario, strumenti ed additivi compresi, necessari a creare spume, arie e sfere di materia commestibile. L’arte della manipolazione estrema e della sperimentazione sulle consistenze arriva nelle cucine di “casa”. E, cosi, tra sei mesi vi potreste trovar davanti – a cena da vostra cugina che abita in periferia – un’aria di “frittata di cipolle o del “caviale di minestrone”. Per poi convenire, con tutti i presenti, che – in fin dei conti – sarebbe stato meglio vedersi nella solita trattoria. Economica e casereccia.

Semmai doveste decidere di regalarlo (58,95 dollari, il costo), ricordate: è consigliabile l’uso per bambini di età inferiore ai 50 anni. Per vostra nonna non è adatto. Regalatele, semmai, un bel libro di Artusi. Ne resterete felici entrambi.

Sul tonno

Qualche info, sui codici stampati sulle scatolette di tonno. Da “Il Fatto Alimentare