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La Livella

Ricordate “La livella” di Totò? Credo che la Rete oggi abbia lo stesso ruolo che fu della morte secondo la sensibilità poetica del principe De Curtis. I social media, in particolare. Su di essi siamo tutti uguali. Siamo “profili”. Salvo poi scoprire che dietro quei profili, nella realtà, si possono celare grandi bluff o grandi sorprese. Continua a leggere

La giornata mondiale dell’acqua.

Il tema di quest’anno è il cibo. Le statistiche dicono che ognuno di noi beve da 2 a 4 litri di acqua ogni giorno, tuttavia la maggior parte dell’acqua che si consuma è quella necessaria a produrre beni alimentari: per produrre 1 chilo di carne bovina, sono necessari 15.000 litri di acqua, mentre per 1 chilo di grano fino a 1.500 litri. Si stima che il 90% dell’acqua disponibile sul pianeta venga utilizzata per produrre cibi. A fronte di una sempre più pressante emergenza idrica diventa, quindi, indispensabile che ognuno di noi adotti pratiche di consumo alimentare sostenibili: seguire una dieta che preveda il consumo di alimenti la cui produzione non richieda ingenti quantitativi di acqua oltre che ridurre lo spreco di cibo.

Maggiori informazioni sulle finalità, le iniziative e gli eventi, previsti per questa giornata, le trovate sul sito.

Le bugie hanno le gambe corte

Questo è il tagliere dei vegetariani. E’ anche il tagliere di chi si è appena messo a dieta. Il tagliere di chi rifiuta un invito a cena perchè “non sto a posto con la pancia, stasera un riso in bianco e a nanna“. Si chiama Pinocchio. E’ un progetto di Paolo Iannetti, designer particolarmente attratto dagli oggetti della cucina. Alcuni suoi progetti li trovate qui. Le bugie hanno le gambe corte; la fantasia al contrario le ha molto lunghe. Consente di volare alto, leggeri. Come bambini, ancora capaci di stupirsi e trovare la bellezza in ogni cosa. Anche in un semplice pezzo di legno.

Questione di densità

Gli olandesi DROOG hanno un approccio molto particolare con il progetto. “A different perspective in design” il loro motto. Non si limitano a dare forma a una funzione o, viceversa, a dare una funzione a una forma, ma lavorano con la materia e con la relazione che si va ad instaurare con essa. In questo caso, con Salad Sunrise XL, la materia non è quella di cui è costituito il prodotto disegnato, ma quella con cui lo stesso prodotto entra in relazione e per la quale relazione è stato ideato. Sapevate che l’olio e l’aceto hanno una diversa densità? E sapevate che, a causa di questa differenza, l’olio galleggia sull’aceto? Partendo da questa considerazione Arnout Visser ha pensato bene di progettare un’ampolla che contenga entrambi, olio e aceto e che, grazie al semplice accorgimento formale di due beccucci, risulti praticissima nell’uso.

L’oggetto, esteticamente, non mi entusiasma. Bellissima, invece, l’intuizione di un progetto che nasce, semplicemente, osservando e assecondando la natura e i suoi fenomeni. Costa 34,50 euro.

Free sparrow!

Quando le ho viste, la prima impressione è stata positiva. Bella l’idea di immaginare leggeri e colorati passerotti poggiati su delle comunissime mollette; altrettanto bella la soluzione tecnica escogitata per rendere gli stessi passerotti una cosa sola con la molletta. Ho cercato chi li vendesse e una volta trovato (Crate&Barrel), la delusione: i deliziosi passerotti/molletta vengono commercializzati in una sacchetta a retina che sa molto di gabbia. Li avrei comprati (la mia dispensa abbonda di confezioni di alimenti richiuse malamente e con mezzi improbabili), se non fosse stato per il messaggio che arriva da un packaging non pensato. Qualcuno potrebbe obiettare dicendo che in fondo, una volta acquistati, non puoi far altro che aprire “figurativamente” la gabbia (rappresentata dalla retina) e dare, cosi, la libertà ai piccoli pennuti….Non mi convince; per me, fino a che il passerotto non diventa molletta, l’immagine che torna è quella della cattività.

PS: qualche associazione di animalisti deve aver protestato; dopo ulteriori ricerche sulla Rete ho trovato lo stesso prodotto impacchettato in modalità decisamente più ‘freendly’.  Da quanto ho capito,  non li produce una sola azienda. L’idea originale è di Pititas Waiwiriya.

Ma ‘ndo vai se la banana non ce l’hai…

Si chiama BananaBunker. A me sembra un condom. Ad ogni modo, del condom presenta una vaga somiglianza formale e una più marcata analogia funzionale, in quanto come un condom, BananaBunker,  “protegge”. Per nostra (di noi uomini) fortuna il condom non protegge dallo schiacciamento, obiettivo che, invece, si pone l’astuccio disegnato da Paul Stremple. Con questo geniale contenitore, la vostra banana sarà al riparo da urti nello zaino, ammaccature nella cartella e schiacciamenti vari nel marsupio. Non ammaccandosi, la vostra banana non si ammoscerà, ma resterà sempre dura…La si potrebbe regalare per il lancio di un nuovo prodotto per la disfunzione erettile.

Non mi stupirò mai di dove la creatività e la progettualità siano capaci di arrivare. Tutto sommato, contro le ammaccature del frutto, è utile. Pensate, è in vendita, nientepopòdimenoche, nello store del MoMA. 14 $, il costo. Spero, almeno, sia realizzata in bio-plastica.

Si consiglia la visione dell’estratto video con l’Albertone nazionale e la Vitti. Eccolo.

La cucina del futuro

Che ne pensate? A me ha sempre affascinato l’idea di uno spazio minimal, talmente minimal da non prevedere arredi e complemento alcuno. Uno spazio reso abitabile da appendici che contengono, sostengono, nascondono, proteggono, conservano: me ne rendo conto, sembra un paradosso, detto da chi è solito fantasticare davanti ad una Plastic Side Chair degli Eames, ad una lampada Toio dei Castiglioni o ad una libreria Bookworm di Ron Arad.

Gli oggetti mi affascinano, hanno il potere di raccontare storie. Le storie di chi, quegli oggetti, li ha progettati e le storie di chi, quegli stessi oggetti. li ha scelti per  “vestire” la propria dimora: e attraverso i quali esprimere a sua volta la propria personalità. Un immaginario scambio di sensazioni, emozioni, percezioni e valori, che si trasferiscono, dal designer al consumatore, conservando tutto il loro potere e la loro forza. Come fosse karma. Quando sparisce l’oggetto, come nel caso di Dtile, non resta che il vuoto. Ed il movimento dei corpi che in quel vuoto, catarticamente, danno un senso all’azione, contribuendo ad alimentare il mistero e a dare suono al silenzio.

Vèstiti di cibo.Vestìti di cibo

Non è la prima volta che mi imbatto in progetti il cui limite tra moda, design e food è assai poco definito. Abiti, accessori e complementi realizzati con il cibo. Il più delle volte si è trattato di provocazioni (come provocatoria è spesso la vocazione di molte sfilate), volte a stupire e, nei migliori dei casi, a stimolare riflessioni sulla relazione che intercorre tra il nostro corpo, lo spazio da esso abitato e abitabile, e gli elementi, che quello spazio definiscono: tessuti ed alimenti (nel nostro caso) che, in una prospettiva capovolta, trasferiscono il concetto del rifugio – dello spazio che protegge ed esprime il proprio se  – dallo spazio indossato alla materia alimentare che assurge, quindi, a simbolo unico e totalizzante della stessa esistenza.

SEME, di Chiara Terzoli e Diego Longoni, non vuole stupire e, credo, neanche stimolare disquisizioni socio-filosofico-culturali. E’ un progetto di design. Innovativo. Creativo e concreto. Propone una linea sostenibile di t-shirt, decorate – con la tecnica dello stencil –  con tinte naturali ricavate da piante, fiori di stagione, caffè, cipolla, melograno, aceto balsamico, tabacco, nero di seppia, ribes, more, fragole, barbabietola, zafferano, curry e pomodoro. Data la particolarità dei colori si consiglia il lavaggio a max 30°. Bello.

Le t-shirt si possono acquistare qui

Extreme convenience food

Probabilmente vi sarete chiesti, guardando l’immagine, perchè ho scritto un post su una spuma, una lacca o un gel per capelli. Poi, a guardar meglio l’etichetta del contenitore, avrete capito che, ebbene si, sempre di cibo si tratta. Cibo? Di seguito il comunicato stampa rilasciato per la presentazione del prodotto:  

“Eggy, semplicità, innovazione e praticità in cucina! Eurovo presenta Eggy, la prima mousse d’uovo spray. Ottenuta da uova da allevamento a terra, è già disponibile sugli scaffali. Ospiti imprevisti da stupire? I ragazzi sono a casa da soli per pranzo? Partenza dell’ultimo momento per un week end in barca o in camper? Sono infinite le occasioni in cui Eggy, la prima mousse d’uovo in spray, diventa un’alleata semplice e divertente che risolve i momenti di impasse in cucina. Vale sempre la pena di tenere Eggy in dispensa.” Eurovo, azienda leader in Europa per la produzione di uova e ovoprodotti, con il lancio di Eggy conferma che anche in questo settore si può innovare in modo originale e molto utile per il consumatore. Inoltre dimostra l’attenzione che Eurovo presta sempre verso la qualità e la praticità delle soluzioni offerte al consumatore.

Eggy infatti è l’ideale per preparare omelette, frittate, carbonare, sfiziose crêpes, uova strapazzate, impanature e per tutte le ricette che prevedono l’uso di uova intere. Il gesto è semplice, basta agitare la bomboletta e spruzzarne tutto il contenuto, o parte di esso in padella. Il risultato è lo stesso che otterreste rompendo sei gusci e sbattendone tuorlo e albume insieme fino a ottenerne un composto omogeneo. É velocepratico e non si spreca nulla. Insomma è la risposta per chi ha poca fantasia, poco tempo e spazio in frigorifero, ma non vuole rinunciare alla genuinità e alle proprietà delle uova le Naturelle. Eggy è un prodotto di qualità garantito dall’esperienza Eurovo e frutto di un accurato controllo in ogni fase della filiera. Inoltre proviene esclusivamente da uova di galline allevate a terra e libere di razzolare. Eggy è disponibile nel formato da 300 g con un contenuto corrispondente a sei uova da allevamento a terra della linea le Naturelle. Può essere conservata fuori dal frigorifero 6 mesi.

L’estremizzazione del convenience food. E se del convenience food, pur non comprandoli, posso tollerare i “Bucatini alla amatriciana di 4Salti in padella“, le uova, per la carbonara, già sbattute di Eggy proprio no. Tralasciando le ovvie considerazioni sugli additivi necessari a trasformare 6 uova in una mousse che si conserva (fuori dal frigo) 6 mesi, dico solo che, non so a voi, a me i prodotti pensati per chi ha poca fantasia (e che stimolano, quindi, ad averne ancora meno) non piacciono. La fantasia è il seme dell’innovazione. Non capisco come un prodotto ideato per chi non ha fantasia possa definirsi innovativo. Che ne pensate?