food nel design

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La Livella

Ricordate “La livella” di Totò? Credo che la Rete oggi abbia lo stesso ruolo che fu della morte secondo la sensibilità poetica del principe De Curtis. I social media, in particolare. Su di essi siamo tutti uguali. Siamo “profili”. Salvo poi scoprire che dietro quei profili, nella realtà, si possono celare grandi bluff o grandi sorprese. Continua a leggere

Funzioneranno?…Certamente, forse…

Avete idea di chi siano queste posate da insalata? Si, che è facile. Il tratto è inconfondibile. Chi non ha amato o quantomeno sbirciato con curiosità le sedie Chair One, prodotte da Magis? Ecco, quelle sedie adottano la stessa soluzione formale (cambia solo il materiale) delle posate Certamente, prodotte da SerafinoZani e disegnate – come le sedie – da Konstantin Grcic, affermato designer teutonico. Nonostante le linee geometriche, dure e spigolose, trovo queste posate molto belle a vedersi. Il filo d’acciaio mi ha sempre affascinato. Adoro disegnare; ed il filo, il contorno è ciò che di fatto, in un disegno, è sufficiente a creare interi mondi e personaggi. Il filo d’acciaio è, quindi, quel contorno, capace di rendere reale – nel caso di un oggetto – una funzione; capace di limitare l’uso della materia solida e donare al vuoto il suo giusto spazio. Spazio inteso come riconoscimento della propria importanza, del proprio ruolo e spazio inteso come ambiente fisico, costituito dall’assenza anzichè dalla presenza.

Stamattina, su Facebook, lo stato di un amico citava una frase di Vasco Rossi (che secondo me, a sua volta, cita Osho): “…Bisogna imparare a stare soli, solo così si può imparare a stare con gli altri. Altrimenti ci stai perché ne hai bisogno….” In questo caso, io direi: “…Bisogna imparare ad apprezzare il vuoto, solo così si può apprezzare l’abbondanza. Altrimenti l’abbondanza, non è ricchezza ma solo paura del vuoto…” Comunque, supercazzola a parte, con un insalata di riso – si, proprio con quella –  ‘ste posate di Grcic, è sicuro che funzioneranno?

Il “cubetto” di Electrolux. Di ghiaccio

Di qualcosa simile avevo già scritto qualche articolo fa. Si trattava del ristorante temporaneo realizzato a Londra. Studio East Dining.  Posso dirlo: Electrolux, non si è inventata nulla. Anzi. The Cube, il progetto che la vede protagonista, è infatti, concettualmente, identico al predecessore britannico. Ma va bene. Anche perchè in Italia qualcosa di simile mancava. Affacciato su Piazza del Duomo, cuore pulsante di Milano, The Cube ospiterà fino a marzo, quattro chef italiani, che si alterneranno nelle cucine a vista (rigorosamente Electrolux) per deliziare i commensali (profumatamente) paganti. Poi si sposterà. L’architettura nomade muoverà verso Stoccolma e poi verso Londra. Solo 18 i posti, dai quali poter godere di una vista magnifica. 150 i mq., per un volume dalle forme sbilenche (che fanno molto Libeskind), realizzato in vetro, corian e alluminio tagliato al laser. All’interno, soluzioni tecnologiche di altissimo livello e votate al risparmio energetico; per l’illuminazione, il sistema termico, la diffusione sonora e, ovviamente, per l’attrezzatura in cucina. Il progetto è dello studio milanese Park Associati. Minimalista, elegante ma freddo. Troppo freddo per la cucina italiana. Fatta di colori, di sapori e di profumi. E di linee curve, capaci di sorprendere e non annoiare mai.

Un “picnick” a New York

Our food makes the difference“. Questo il claim di Picnick, piccolo chiosco nel cuore di New York. L’offerta gastronomica è contraddistinta da sandwiches, insalate e vari contorni realizzati tutti con alimenti biologici e a filiera corta, provenienti da piccole aziende locali (dove ciò non è possibile, si ricorre a fornitori equo e solidali o comunque attivi sul piano della sostenibilità ambientale).

Tutto il packaging e le stovoglie sono in amido di mais, cellulosa o carta, quindi totalmente compostabili. Inchiostri naturali ed etichette adesive anch’esse sostenibili: prodotte, infatti, con materie prime rinnovabili e con uno speciale adesivo completamente biodegradabile. Il contributo all’ambiente di Picnick non si limita a questo; una piccola percentuale sul fatturato viene, infatti, devoluta al fondo per la manutenzione delle aree verdi di New York Harbor.

Se state programmando un viaggio nella Grande Mela, varrà la pena farci un salto per uno spuntino. Sostenibile al 100%.


Acqua di chef

L’Italia è sepolta sotto la neve. Piuttosto che ImpiattoZero, potrei firmarmi ImpiattoSottoZero, visto il ghiaccio e le gelide temperature. C’è il sole, ma non basta. Ci vorrebbe la pioggia. L’Acqua. Basterebbe acqua dal cielo, per portar via neve, ghiaccio e disagi. E si, l’acqua si dimostra, in ogni occasione, elemento di indiscutibile valore. Del resto, il nostro organismo è composto al 72% di acqua. E se è vero che siamo quello che mangiamo, quelli di ItaliaSquisita, rivista gastronomica, insieme a Ferrarelle hanno pensato bene di indire un concorso, il Water Plate Contest, aperto a chef italiani professionisti che vogliono cimentarsi nella creazione di una ricetta nella quale l’acqua è l’ingrediente principale. Una giuria di esperti ne selezionerà dodici; dopodichè blogger, gourmet, cuochi, giornalisti e professionisti del settore avranno la possibilità di votare online e determinare la ricetta vincitrice del contest.

L’idea di un piatto a base di acqua è originale, e apre a “concetti” e a “tematiche”, oltre che a sperimentazioni, decisamente interessanti. Sociali, politiche, etiche, ambientali e commerciali. Mi auguro vengano proposte ricette “forti”, pregne di questi temi. Vero è che dietro al contest, c’è una evidente operazione di unconventional marketing voluta da Ferrarelle; è altrettanto vero, però, che Ferrarelle, nonostante contribuisca con il suo business ad incentivare il consumo di un bene, l’acqua, che regolarmente arriva in casa – senza un ulteriore consumo di energia e risorse per l’imbottigliamento, il trasporto, lo smaltimento di milioni di bottiglie, siano esse in vetro o in Petè molto attiva sul fronte della sostenibilità, con iniziative concrete volte a ridurre l’impronta ambientale che dalle proprie attività produttive deriva. Per farla breve: io bevo acqua del rubinetto ma non posso non apprezzare l’approccio consapevole e l’impegno concreto che contraddistingue l’azienda di Riardo.

Mi raccontava mia nonna che, quando era giovane, aspettava che il nonno tornasse dal mare per cucinare la cena con il pescato. A volte, il nonno tornava a mani vuote. Quelle sere, a Nonna Maria, non restava che preparare, per cena, il Pesce Fiuto.

‘O pesce fiuto (trad. il pesce fuggito) – ricetta procidana.

Ingredienti: acqua, 2 pomodori, due fette di pane (anche secco), due spicchi di aglio, prezzemolo, sale, olio. Preparazione: mettere a soffriggere i due spicchi di aglio su un fondo di olio e.v.o. Aggiungere i due pomodori schiacciati ed abbondante acqua. Quando l’acqua bolle salare e versare il tutto in una ciotola, contenente il pane a pezzi. Aggiungere il prezzemolo tritato finemente. Consumare bollente.

Fastvìnic a Barcellona: fast-food sostenibile

In questo caso, possiamo davvero parlare di “impiatto”zero. E a 360 gradi. Perchè il ciclo virtuoso comincia dalla progettazione degli spazi e termina nell’utilizzo di materie prime locali, per un’offerta gastronomica sana, succulenta e sostenibile. Siamo a Barcellona. Il locale si chiama Fastvìnic ed ha aperto i battenti quest’estate. E’, pertanto, uno spazio nuovo. Nuovo in particolare il “concept” con il quale nasce, che coniuga “processi” e “modalità” tipici del fast food con i concetti di sostenibilità, qualità e ricerca estetica. Il panino, questo il prodotto di punta di Fastvìnic, in molteplici varianti, tutte realizzate con materie prime di alta qualità, di provenienza locale, di stagione e biologiche.

L’enfasi sui prodotti naturali ed eco-friendly non si ferma al cibo: il packaging da asporto, i bicchieri, i vassoi, le posate e gli altri oggetti sono realizzati con materiali riciclati o riciclabili. Anche per gli arredi e gli impianti le scelte fatte dal progettista Alfons Tost, hanno privilegiato materiali eco-compatibili, come il legno FSC (proveniente da foreste controllate) o l’illuminazione a LED ad alta efficienza energetica. Tanto che Fastvìnic si è guadagnato un bel certificato di idoneità LEED (sistema di classificazione e valutazione dell’efficienza energetica e dell’impatto ambientale degli edifici). Se andate a Barcellona, non dimenticate di farci un salto.

Soggetti vs. oggetti

Chi tra voi non ha mai visto quest’oggetto? Juicy Salif, questo il nome, prodotto da Alessi e disegnato da Philippe Starck. E’ diventato in breve un’icona del design contemporaneo. Molti, tra voi, lo avranno visto e sapranno, quindi, che si tratta di uno spremiagrumi. Si, può sembrare un ferma-carte o, genericamente, un oggetto scultoreo con una vaga funzione decorativa. Un soprammobile. Continua a leggere

Per una tavola più verde

Ekobo è un’azienda francesce, con il proprio quartier generale a Nimes, che produce accessori per la cucina (e non solo) esclusivamente in bambù, contribuendo cosi alla salvaguardia ambientale con una linea di prodotti dal design minimal ed una palette di colori estremamente raffinata. Le produzioni sono realizzate artigianalmente in Vietnam così da sostenere le comunità rurali locali. Piatti, bicchieri, vassoi, ciotole, posate in diversi formati e colori, realizzati a mano e caratterizzati tutti dall’estrema leggerezza, flessibilità e resistenza tipica del bambù.

Estetica e caratteristiche fisiche a parte, il bambù piace perchè è una pianta con una crescita rapidissima (fino a 60 cm al giorno) ed è quindi “naturalmente rinnovabile “. Una volta tagliato ricresce subito, e proprio per queste rapide tempistiche è più ecologico utilizzare bambù al posto del legno. Cresce in quasi tutti i climi e ne esistono circa 1300 varietà. La sua coltivazione non richiede alcun intervento antiparassitario o di concimazione.  I prodotti di Ekobo sono rifiniti con vernici atossiche. Adatti sia per i cibi caldi che freddi. Resistenti alle macchie e ai cattivi odori. Resistono alle macchie e ai cattivi odori. Riciclabili al 100%. Che ne dite? il prossimo servizio di piatti e posate lo compriamo in bambù? In Italia, i prodotti Ekobo li commercializza La Rinascente.

Oriente vs Occidente

La dicotomia bacchette/posate affligge spesso i frequentatori occasionali di ristoranti orientali: chi è, invece, un habitue’, affezionato al sapore della soia, del wasabi e delle cotture col Wok non avrà dubbi: bacchette, tutta la vita. Avete mai visto un cinese mangiare la pizza con le bacchette? Perchè dovrebbe allora funzionare il contrario? Gli strumenti della tavola, nascono e si evolvono, assumendo forme e imponendo modalità d’uso che sono strettamente legate all’alimento, al cibo con cui entreranno in relazione.

Se, fino a qualche decennio fa tale evoluzione, rimaneva circoscritta ai cambiamenti sociali e culturali di un territorio ben definito, oggi – la società nomade, meticcia di un mondo con confini sempre meno definiti – necessita, per il consumo del cibo, di strumenti ibridi, anch’essi meticci. Twin One, disegnato da Adrian e Jeremy Wright e prodotto da Lékué incarna, perfettamente, questa necessità. Forchetta e coltello, per gustare una succulenta cotoletta e bacchette per un delicato, coloratissimo maki. Marco Polo impazzirebbe. 9,90 euro, il prezzo.

Quanto basta?

A quanto pare, all’estero, gli spaghetti sono il tipo di pasta che piace di piu’ o che piu’ rischia di finire sprecato. Altrimenti non mi spiego l’interesse, diffuso, nell’ideare accessori che assolvano alle funzioni di pesare, dosare, misurare i sottili fili di pasta. Qualche giorno fa, vi avevo segnalato un prodotto simile (di JosephJoseph) ed ora eccone un altro, di Normann Copenaghen. Si chiama, molto semplicemente, Spaghetti Dozer, è realizzato in plastica e consente agevolmente di dosare il giusto quantitativo (anche se a tavola, il giusto quantivativo è un concetto assai relativo che potremmo meglio tradurre in un piu’ congruo “q.b.”). Continua a leggere