Pasta la victoria. Siempre!

Si chiama Boomerang Wok, è disegnato da Nikolai Carels e prodotto da RoyalVKB. Potrebbe essere una figura mitologica nel mondo degli utensili per cucina: come un minotauro, mezzo uomo, mezzo toro o un centauro, mezzo uomo e mezzo cavallo. Entrambi gli esempi, non sono, però, cosi appropriati: in entrambi, di “mezzo” (non solo figurativamente parlando) c’è sempre l’uomo. In Boomerang Wok, l’uomo sembra, invece, sparire. Un pò perchè le due metà sono l’una il wok, l’altra la padella, un pò perchè, l’ibrido di RoyalVKB, tende a decentrare il ruolo dell’uomo che, da “artista giocoliere” capace di produrre acrobazie con sughi in mantecatura, funghi trifolati e vongole veraci, qui si limita – con l’ausilio della cucchiarella – a spostare gli alimenti sul bordo più “periferico” (e a strapiombo) del padellone, cosicchè gli stessi alimenti possono capovolgersi con facilità (il video mostra con chiarezza il tutto, molto meglio del mio tentativo a parole). Che dire: a funzionare funziona. Ma dove finisce il piacere tutto fisico di cucinare? Un piacere che nasce dalla relazione tra l’uomo, gli strumenti e gli alimenti; e dal movimento, quasi una danza rituale, che diventa legame, sapore ed energia. Una relazione dinamica, impavida e ribelle. Come, del resto, è la cucina.

Dobbiamo essere ribelli, non rivoluzionari. Il rivoluzionario appartiene a una sfera terrena; il ribelle e la sua ribellione sono sacri.” (Osho)

Italia si, Italia no…Italia gnam!!! Se famo du spaghi!

…una pizza in compagnia/ una pizza da solo/un totale di due pizze/ e l’Italia è questa qua/ Italia si/Italia no/ la terra dei cachi…” Ve la ricordate? Cantata da Elio e le storie tese in un Sanremo di qualche anno fa. Perchè la cito? Soprattutto perchè ne condivido il testo. Non passa, infatti, giorno che non vedo/sento/vivo situazioni nelle quali finisco per chiedermi ‘ma dove vivo?’ O meglio per esclamare, ‘ ma che razza di gente gli italiani…‘. Poi la cito perchè parla (anche) di cibo e di come attraverso e con il cibo si esprima egregiamente questo italian style (nelle sue migliori e nelle sue peggiori accezioni). Il cibo italiano, riconosciuto ed apprezzato in tutto il globo cosi come lo è per molti versi l’italian way, il modo italiano, di stare in tavola e banchettare con opulenza chiassosi e pittoreschi. “Se famo du spaghi”, perchè no: tutti seguaci di Epicuro, goderecci e festaioli nel fine e non nel mezzo quindi incapaci di una visione globale. D’insieme. Pressapochisti, approssimativi e appezzottati (per dirla alla napoletana) ci facciamo portabandiera del controsenso e dell’incoerenza.

E’ cosi che succede che si mettono su – in una città come Roma – mercatini biologici, dando spazio a piccoli produttori, filiere corte e tante altre belle cose. Cose che hanno il sapore squisito di conserve artigianali, di bianchissime e freschissime ricottine, di olii superlativi, di puntarelle croccanti. E di plastica. Abbondante plastica dei sacchetti nei quali – tutti, dico tutti, i produttori che espongono – ti consegnano le prelibatezze che hai acquistato. Troppo presi dalle loro colture biologiche o dalla lavorazione artigianale della carne? Immagino di si, visto che – cosi indaffarati – non hanno avuto modo e tempo per tenersi informati e scoprire che, dal 1 gennaio 2011, la distribuzione degli shoppers in materiale plastico non è più legale.

Però, vabbè, alla fine che vuoi che sia: in fondo, ci si sente molto “fighi” ad andare a fare compere, la domenica, nei mercatini. E ancora più fighi a raccontare di averlo fatto. E poi, vabbè, alla fine come sono pignolo. Del resto, la terra dei cachi è la terra dei cachi. (ascoltatela)

Un “picnick” a New York

Our food makes the difference“. Questo il claim di Picnick, piccolo chiosco nel cuore di New York. L’offerta gastronomica è contraddistinta da sandwiches, insalate e vari contorni realizzati tutti con alimenti biologici e a filiera corta, provenienti da piccole aziende locali (dove ciò non è possibile, si ricorre a fornitori equo e solidali o comunque attivi sul piano della sostenibilità ambientale).

Tutto il packaging e le stovoglie sono in amido di mais, cellulosa o carta, quindi totalmente compostabili. Inchiostri naturali ed etichette adesive anch’esse sostenibili: prodotte, infatti, con materie prime rinnovabili e con uno speciale adesivo completamente biodegradabile. Il contributo all’ambiente di Picnick non si limita a questo; una piccola percentuale sul fatturato viene, infatti, devoluta al fondo per la manutenzione delle aree verdi di New York Harbor.

Se state programmando un viaggio nella Grande Mela, varrà la pena farci un salto per uno spuntino. Sostenibile al 100%.


Acqua di chef

L’Italia è sepolta sotto la neve. Piuttosto che ImpiattoZero, potrei firmarmi ImpiattoSottoZero, visto il ghiaccio e le gelide temperature. C’è il sole, ma non basta. Ci vorrebbe la pioggia. L’Acqua. Basterebbe acqua dal cielo, per portar via neve, ghiaccio e disagi. E si, l’acqua si dimostra, in ogni occasione, elemento di indiscutibile valore. Del resto, il nostro organismo è composto al 72% di acqua. E se è vero che siamo quello che mangiamo, quelli di ItaliaSquisita, rivista gastronomica, insieme a Ferrarelle hanno pensato bene di indire un concorso, il Water Plate Contest, aperto a chef italiani professionisti che vogliono cimentarsi nella creazione di una ricetta nella quale l’acqua è l’ingrediente principale. Una giuria di esperti ne selezionerà dodici; dopodichè blogger, gourmet, cuochi, giornalisti e professionisti del settore avranno la possibilità di votare online e determinare la ricetta vincitrice del contest.

L’idea di un piatto a base di acqua è originale, e apre a “concetti” e a “tematiche”, oltre che a sperimentazioni, decisamente interessanti. Sociali, politiche, etiche, ambientali e commerciali. Mi auguro vengano proposte ricette “forti”, pregne di questi temi. Vero è che dietro al contest, c’è una evidente operazione di unconventional marketing voluta da Ferrarelle; è altrettanto vero, però, che Ferrarelle, nonostante contribuisca con il suo business ad incentivare il consumo di un bene, l’acqua, che regolarmente arriva in casa – senza un ulteriore consumo di energia e risorse per l’imbottigliamento, il trasporto, lo smaltimento di milioni di bottiglie, siano esse in vetro o in Petè molto attiva sul fronte della sostenibilità, con iniziative concrete volte a ridurre l’impronta ambientale che dalle proprie attività produttive deriva. Per farla breve: io bevo acqua del rubinetto ma non posso non apprezzare l’approccio consapevole e l’impegno concreto che contraddistingue l’azienda di Riardo.

Mi raccontava mia nonna che, quando era giovane, aspettava che il nonno tornasse dal mare per cucinare la cena con il pescato. A volte, il nonno tornava a mani vuote. Quelle sere, a Nonna Maria, non restava che preparare, per cena, il Pesce Fiuto.

‘O pesce fiuto (trad. il pesce fuggito) – ricetta procidana.

Ingredienti: acqua, 2 pomodori, due fette di pane (anche secco), due spicchi di aglio, prezzemolo, sale, olio. Preparazione: mettere a soffriggere i due spicchi di aglio su un fondo di olio e.v.o. Aggiungere i due pomodori schiacciati ed abbondante acqua. Quando l’acqua bolle salare e versare il tutto in una ciotola, contenente il pane a pezzi. Aggiungere il prezzemolo tritato finemente. Consumare bollente.

Brit-pop, Brit-rock o Brit-roast?

Bring Back Sundays è la campagna promossa da From My Farm attraverso i canali web e social. Non è che ci sarebbe da parlare di cibo o prodotto, quindi. Se non per il fatto che From My Farm distribuisce frutta e ortaggi coltivati da piccole e medie imprese. Prodotti locali e di stagione. Quale miglior modo per suggerirne l’uso se non quello di invitare gli inglesi a rinunciare, la domenica, a tirar fuori dal frigo i resti delle pizza del sabato sera e a racimolare qualunque cosa di commestibile esca dalla credenze della cucina per cucinare, invece, il tradizionale arrosto “british”? Ed il suggerimento diventa un contest. Ogni settimana viene premiato il miglior arrosto (o meglio, la miglior foto d’arrosto) che vince il libro “British Seasonal Food” di Mark Hix. A fine campagna tutti i vincitori parteciperanno all’estrazione del super premio; un anno di fornitura dei prodotti From My Farm. Sicuramente un buon modo per far promozione ai propri prodotti, che attualmente sono disponibili in Yorkshire, Scozia sud-ovest e in alcune zone dell’est dell’Inghilterra.

Apprezzabile l’idea di donare 1 penny (un pò poco?) – per ogni confezione venduta  – alla regione dalla quale il prodotto proviene. Tornando a Bring Back Sundays, fermo restando che si tratta solo di un’operazione commerciale (seppur – di riflesso – suggerisca una modalità migliore di mangiare e di stare in tavola) trovo l’idea, nel complesso, piacevole. Le foto degli arrosti, lo sono un pò meno.

Orti sovversivi

“Quando incoraggiamo la gente a coltivare parte del proprio cibo la stiamo incoraggiando a prendere il potere nelle proprie mani. Potere sulla propria dieta, potere sulla propria salute e potere sul proprio portafogli. Penso che questo sia veramente sovversivo perché stiamo dicendo di sottrarre quel potere a qualcun altro, ad altri soggetti sociali che attualmente hanno potere su cibo e salute.” (Roger Doiron)

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La storia delle cose

Un video interessante sui principali “bachi” nel nostro sistema mondo. Eccolo.