Fame d’architettura

Disegnate da Stig Ahlström, Pick Up sono pinze/bacchette per cucinare, mangiare e servire in tavola. Disponibili in legno e/o plastica, sono lavabili in lavastoviglie e costano 29 $. Un bellissimo e pratico ‘compasso’ che sembra ricordarci quanto architettura e cucina siano discipline tra loro molto vicine. Su differenti scale, il fine è comune: creare geometrie, forme, involucri abitabili. Ma si può dire che il cibo sia una forma, un involucro abitabile? Una forma si, senza dubbio. E altrettanto, un involucro, un contenitore abitabile ed abitato: da affetti e ricordi, da emozioni e sensazioni, da speranze e desideri, da cultura e tradizioni. Dalla vita e dalla morte, di chi – di cibo – ne ha in abbondanza e di chi – di quel cibo – non arriva neanche a conoscerne il sapore.

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Il “cubetto” di Electrolux. Di ghiaccio

Di qualcosa simile avevo già scritto qualche articolo fa. Si trattava del ristorante temporaneo realizzato a Londra. Studio East Dining.  Posso dirlo: Electrolux, non si è inventata nulla. Anzi. The Cube, il progetto che la vede protagonista, è infatti, concettualmente, identico al predecessore britannico. Ma va bene. Anche perchè in Italia qualcosa di simile mancava. Affacciato su Piazza del Duomo, cuore pulsante di Milano, The Cube ospiterà fino a marzo, quattro chef italiani, che si alterneranno nelle cucine a vista (rigorosamente Electrolux) per deliziare i commensali (profumatamente) paganti. Poi si sposterà. L’architettura nomade muoverà verso Stoccolma e poi verso Londra. Solo 18 i posti, dai quali poter godere di una vista magnifica. 150 i mq., per un volume dalle forme sbilenche (che fanno molto Libeskind), realizzato in vetro, corian e alluminio tagliato al laser. All’interno, soluzioni tecnologiche di altissimo livello e votate al risparmio energetico; per l’illuminazione, il sistema termico, la diffusione sonora e, ovviamente, per l’attrezzatura in cucina. Il progetto è dello studio milanese Park Associati. Minimalista, elegante ma freddo. Troppo freddo per la cucina italiana. Fatta di colori, di sapori e di profumi. E di linee curve, capaci di sorprendere e non annoiare mai.

L’utilità dell'”inutile”

Ricordate le Forchette parlanti di Bruno Munari? Oggetti inutilizzabili, ma non inutili, come molti erroneamente definiscono le produzioni di uno dei maggiori talenti in fatto di arte, design e comunicazione che abbiamo avuto in Italia. Dal dizionario, “inutile: Che non serve perché superfluo, inefficace o inutilizzabile”. Siamo cosi certi che il superfluo non serva e che gli oggetti, le persone, i rapporti e le relazioni che costruiamo quotidianamente non servano a patto che non siano efficaci e utilizzabili? E poi efficaci e utilizzabili per cosa? Senza dubbio un’automobile la acquisto perchè funzioni, quindi affinche’ mi sia utile, e con la stessa logica vengo pagato dal mio datore di lavoro solo perchè gli sono utile con il mio operato. Siamo circondati da oggetti inutilizzabili o inutilizzati e sono sicuro che non potremmo viverne senza. Paradossalmente ci alleggeriscono. Amplificano il tempo, fossilizzando un processo d’usura e deterioramento, altrimenti inevitabile. Gli oggetti inutilizzabili conservano la nostra gioventù. Perchè, come bambini, ci portano a guardare ad essi con curiosità, fantasia e mistero. Inutilizzabili, ma utili. Utilissimi

Le forchette in foto fanno parte del progetto Trattoria Utopia di  Postfossil



Cibo per l’anima. A Roma dal 27 al 29 maggio

Dal 27 al 29 maggio si terrà a Roma la quarta edizione di SOUL FOOD – il progetto ideato da Don Pasta e realizzato insieme a Terreni Fertili – serie di eventi legati all’anima del cibo che toccano la scienza, l’arte, l’ambiente, il buon mangiare e il buon bere, il tutto annaffiato, come sempre, da buona musica. Continua a leggere