La giornata mondiale dell’acqua.

Il tema di quest’anno è il cibo. Le statistiche dicono che ognuno di noi beve da 2 a 4 litri di acqua ogni giorno, tuttavia la maggior parte dell’acqua che si consuma è quella necessaria a produrre beni alimentari: per produrre 1 chilo di carne bovina, sono necessari 15.000 litri di acqua, mentre per 1 chilo di grano fino a 1.500 litri. Si stima che il 90% dell’acqua disponibile sul pianeta venga utilizzata per produrre cibi. A fronte di una sempre più pressante emergenza idrica diventa, quindi, indispensabile che ognuno di noi adotti pratiche di consumo alimentare sostenibili: seguire una dieta che preveda il consumo di alimenti la cui produzione non richieda ingenti quantitativi di acqua oltre che ridurre lo spreco di cibo.

Maggiori informazioni sulle finalità, le iniziative e gli eventi, previsti per questa giornata, le trovate sul sito.

Annunci

Pasta la victoria. Siempre!

Si chiama Boomerang Wok, è disegnato da Nikolai Carels e prodotto da RoyalVKB. Potrebbe essere una figura mitologica nel mondo degli utensili per cucina: come un minotauro, mezzo uomo, mezzo toro o un centauro, mezzo uomo e mezzo cavallo. Entrambi gli esempi, non sono, però, cosi appropriati: in entrambi, di “mezzo” (non solo figurativamente parlando) c’è sempre l’uomo. In Boomerang Wok, l’uomo sembra, invece, sparire. Un pò perchè le due metà sono l’una il wok, l’altra la padella, un pò perchè, l’ibrido di RoyalVKB, tende a decentrare il ruolo dell’uomo che, da “artista giocoliere” capace di produrre acrobazie con sughi in mantecatura, funghi trifolati e vongole veraci, qui si limita – con l’ausilio della cucchiarella – a spostare gli alimenti sul bordo più “periferico” (e a strapiombo) del padellone, cosicchè gli stessi alimenti possono capovolgersi con facilità (il video mostra con chiarezza il tutto, molto meglio del mio tentativo a parole). Che dire: a funzionare funziona. Ma dove finisce il piacere tutto fisico di cucinare? Un piacere che nasce dalla relazione tra l’uomo, gli strumenti e gli alimenti; e dal movimento, quasi una danza rituale, che diventa legame, sapore ed energia. Una relazione dinamica, impavida e ribelle. Come, del resto, è la cucina.

Dobbiamo essere ribelli, non rivoluzionari. Il rivoluzionario appartiene a una sfera terrena; il ribelle e la sua ribellione sono sacri.” (Osho)

Italia si, Italia no…Italia gnam!!! Se famo du spaghi!

…una pizza in compagnia/ una pizza da solo/un totale di due pizze/ e l’Italia è questa qua/ Italia si/Italia no/ la terra dei cachi…” Ve la ricordate? Cantata da Elio e le storie tese in un Sanremo di qualche anno fa. Perchè la cito? Soprattutto perchè ne condivido il testo. Non passa, infatti, giorno che non vedo/sento/vivo situazioni nelle quali finisco per chiedermi ‘ma dove vivo?’ O meglio per esclamare, ‘ ma che razza di gente gli italiani…‘. Poi la cito perchè parla (anche) di cibo e di come attraverso e con il cibo si esprima egregiamente questo italian style (nelle sue migliori e nelle sue peggiori accezioni). Il cibo italiano, riconosciuto ed apprezzato in tutto il globo cosi come lo è per molti versi l’italian way, il modo italiano, di stare in tavola e banchettare con opulenza chiassosi e pittoreschi. “Se famo du spaghi”, perchè no: tutti seguaci di Epicuro, goderecci e festaioli nel fine e non nel mezzo quindi incapaci di una visione globale. D’insieme. Pressapochisti, approssimativi e appezzottati (per dirla alla napoletana) ci facciamo portabandiera del controsenso e dell’incoerenza.

E’ cosi che succede che si mettono su – in una città come Roma – mercatini biologici, dando spazio a piccoli produttori, filiere corte e tante altre belle cose. Cose che hanno il sapore squisito di conserve artigianali, di bianchissime e freschissime ricottine, di olii superlativi, di puntarelle croccanti. E di plastica. Abbondante plastica dei sacchetti nei quali – tutti, dico tutti, i produttori che espongono – ti consegnano le prelibatezze che hai acquistato. Troppo presi dalle loro colture biologiche o dalla lavorazione artigianale della carne? Immagino di si, visto che – cosi indaffarati – non hanno avuto modo e tempo per tenersi informati e scoprire che, dal 1 gennaio 2011, la distribuzione degli shoppers in materiale plastico non è più legale.

Però, vabbè, alla fine che vuoi che sia: in fondo, ci si sente molto “fighi” ad andare a fare compere, la domenica, nei mercatini. E ancora più fighi a raccontare di averlo fatto. E poi, vabbè, alla fine come sono pignolo. Del resto, la terra dei cachi è la terra dei cachi. (ascoltatela)

Acqua di chef

L’Italia è sepolta sotto la neve. Piuttosto che ImpiattoZero, potrei firmarmi ImpiattoSottoZero, visto il ghiaccio e le gelide temperature. C’è il sole, ma non basta. Ci vorrebbe la pioggia. L’Acqua. Basterebbe acqua dal cielo, per portar via neve, ghiaccio e disagi. E si, l’acqua si dimostra, in ogni occasione, elemento di indiscutibile valore. Del resto, il nostro organismo è composto al 72% di acqua. E se è vero che siamo quello che mangiamo, quelli di ItaliaSquisita, rivista gastronomica, insieme a Ferrarelle hanno pensato bene di indire un concorso, il Water Plate Contest, aperto a chef italiani professionisti che vogliono cimentarsi nella creazione di una ricetta nella quale l’acqua è l’ingrediente principale. Una giuria di esperti ne selezionerà dodici; dopodichè blogger, gourmet, cuochi, giornalisti e professionisti del settore avranno la possibilità di votare online e determinare la ricetta vincitrice del contest.

L’idea di un piatto a base di acqua è originale, e apre a “concetti” e a “tematiche”, oltre che a sperimentazioni, decisamente interessanti. Sociali, politiche, etiche, ambientali e commerciali. Mi auguro vengano proposte ricette “forti”, pregne di questi temi. Vero è che dietro al contest, c’è una evidente operazione di unconventional marketing voluta da Ferrarelle; è altrettanto vero, però, che Ferrarelle, nonostante contribuisca con il suo business ad incentivare il consumo di un bene, l’acqua, che regolarmente arriva in casa – senza un ulteriore consumo di energia e risorse per l’imbottigliamento, il trasporto, lo smaltimento di milioni di bottiglie, siano esse in vetro o in Petè molto attiva sul fronte della sostenibilità, con iniziative concrete volte a ridurre l’impronta ambientale che dalle proprie attività produttive deriva. Per farla breve: io bevo acqua del rubinetto ma non posso non apprezzare l’approccio consapevole e l’impegno concreto che contraddistingue l’azienda di Riardo.

Mi raccontava mia nonna che, quando era giovane, aspettava che il nonno tornasse dal mare per cucinare la cena con il pescato. A volte, il nonno tornava a mani vuote. Quelle sere, a Nonna Maria, non restava che preparare, per cena, il Pesce Fiuto.

‘O pesce fiuto (trad. il pesce fuggito) – ricetta procidana.

Ingredienti: acqua, 2 pomodori, due fette di pane (anche secco), due spicchi di aglio, prezzemolo, sale, olio. Preparazione: mettere a soffriggere i due spicchi di aglio su un fondo di olio e.v.o. Aggiungere i due pomodori schiacciati ed abbondante acqua. Quando l’acqua bolle salare e versare il tutto in una ciotola, contenente il pane a pezzi. Aggiungere il prezzemolo tritato finemente. Consumare bollente.

Il Parmesan e l’effimero design

E’ vero che per molti di noi cucinare è un attività artistica, come dipingere, disegnare o scrivere. Sempre piu’ chef progettano i propri piatti come fossero artisti d’avanguardia. E in fondo lo sono. C’è poi chi, anzichè trattare il cibo come se fosse colore, materia da plasmare o storia da raccontare, lo plasma ad immagine e somiglianza di uno strumento dell’artista, la matita. Continue reading →

Milano coltiva i suoi terrazzi

Questo il sottotitolo della manifestazione GREEN URBANITY che, alla sua prima edizione, si svolgerà a Milano nei giorni 11 e 12 giugno. Una rilessione sul verde in città. Agronomi, paesaggisti, architetti, designers, imprenditori, associazioni locali, studenti discutono su come migliorare le città, partendo dai nostri terrazzi, spazi vitali sui quali diventa possibile coltivare un piccolo orto. Applicare, cosi, i principi di un’agricoltura biologica e sostenibile può essere il primo passo verso forme di produzione alternativa all’agricoltura intensiva, oltre che costituire un importante fonte di verde per le nostre città e per il recupero di aree dismesse e degradate.

Questo il tema della prima edizione di Green Urbanity sviluppati in conferenze, dibattiti, laboratori, esposizioni, pic-nic. L’iniziativa è ideata e prodotta da Marianna Tantillo  Mata-Events e Valeria Gulotta JVM Concept Show.

Roma pensa verde

Appena conclusasi la 4° edizione di The SoulFood, incontri su cibo, arte e sostenibilità – con una meravigliosa giornata al Circolo degli Artisti, densa di appuntamenti ed eventi e con una eccezionale affluenza di pubblico – ecco che Roma si tinge nuovamente di verde. Arriva, infatti, Il THINKGREEN ecofestival 2011, alla sua prima edizione. Una festa cittadina dedicata alle persone, le realtà, i progetti e le esperienze che pensano in verde! Tre giorni di installazioni, spettacoli, performance, musica, intrattenimento e approfondimento sul mondo dell’ecologia, dello sviluppo sostenibile e della green economy. THINKGREEN ecofestival 2011 ospita associazioni di categoria, aziende agricole bio con vendita diretta, negozi specializzati di alimenti bio, aziende di ristorazione, artigiani di prodotti del tessile naturale, cosmesi naturali, prodotti ecologici per la persona e per la casa, ecc. Inoltre,ThinkGreen Festival – per raggiungere le aree del festival – propone l’uso del trasporto pubblico o della bici. Chi arriverà in bici potrà partecipare alla lotteria “ CENA A KM 0”; registrandosi presso i vari punti informativi, tutti
 i ciclisti potranno, infatti, prendere parte all’estrazione che prevede in premio una cena per due
 in una bio-osteria romana.

L’ingresso è gratuito per tutte le giornate del festival.