Fabhaus

E’ un pò che non scrivo articoli per il mio blog. Scrivo si, ma per altre realtà, avendo deciso – un pò per “cause di forza maggiore” (vedi disservizio Tiscali) un pò per bisogno di tessere relazioni, condividere e scambiare saperi – di mettere un pò da parte il mio “solitario” esercizio stilistico. Mi sentivo un pò come chi prepara una ricca e succulenta cena che, poi, consumerà in solitudine, senza godere del piacere di condividerla, senza il “valore aggiunto” del convivio: quindi, ho detto basta e ho rivolto la mia attenzione ad altro. Continue reading →

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La Livella

Ricordate “La livella” di Totò? Credo che la Rete oggi abbia lo stesso ruolo che fu della morte secondo la sensibilità poetica del principe De Curtis. I social media, in particolare. Su di essi siamo tutti uguali. Siamo “profili”. Salvo poi scoprire che dietro quei profili, nella realtà, si possono celare grandi bluff o grandi sorprese. Continue reading →

Una tirata d’orecchio? Con quanto zucchero?

Almeno il nome poteva esser scelto con maggior cura. Quanto fa ‘macabro‘ sorseggiare un the pensando e immaginando di stringere tra le mani l’orecchio del grande Vincent Van Gogh? Chissà perchè, poi, proprio lui. Forse perchè è un artista, e che artista. Magari un orecchio anonimo, non avrebbe  lo stesso appeal. La stessa consistenza. Anche il sapore del the’ non sarebbe lo stesso. E mi chiedo inoltre: perchè proprio un orecchio? Anche un naso funzionerebbe. Un braccio, una gamba. Senza scendere nel dettaglio, qualsiasi appendice funzionerebbe. Ma solo se d’artista. Dear Van Gogh, questo il nome del mug ideato da Mike Mak Designla tazza è in ceramica. L’orecchio, in silicone: da tirare, strizzare, torcere, colpire, baciare, leccare. E, quando la tazza si rompe, da tagliare. Senza esitazione. E senza dolore.

Cibo da leggere

Typerfruitography, ossia come illustrare l’alfabeto con il cibo. Il progetto è di Garret Steider. 

Le bugie hanno le gambe corte

Questo è il tagliere dei vegetariani. E’ anche il tagliere di chi si è appena messo a dieta. Il tagliere di chi rifiuta un invito a cena perchè “non sto a posto con la pancia, stasera un riso in bianco e a nanna“. Si chiama Pinocchio. E’ un progetto di Paolo Iannetti, designer particolarmente attratto dagli oggetti della cucina. Alcuni suoi progetti li trovate qui. Le bugie hanno le gambe corte; la fantasia al contrario le ha molto lunghe. Consente di volare alto, leggeri. Come bambini, ancora capaci di stupirsi e trovare la bellezza in ogni cosa. Anche in un semplice pezzo di legno.

Questione di densità

Gli olandesi DROOG hanno un approccio molto particolare con il progetto. “A different perspective in design” il loro motto. Non si limitano a dare forma a una funzione o, viceversa, a dare una funzione a una forma, ma lavorano con la materia e con la relazione che si va ad instaurare con essa. In questo caso, con Salad Sunrise XL, la materia non è quella di cui è costituito il prodotto disegnato, ma quella con cui lo stesso prodotto entra in relazione e per la quale relazione è stato ideato. Sapevate che l’olio e l’aceto hanno una diversa densità? E sapevate che, a causa di questa differenza, l’olio galleggia sull’aceto? Partendo da questa considerazione Arnout Visser ha pensato bene di progettare un’ampolla che contenga entrambi, olio e aceto e che, grazie al semplice accorgimento formale di due beccucci, risulti praticissima nell’uso.

L’oggetto, esteticamente, non mi entusiasma. Bellissima, invece, l’intuizione di un progetto che nasce, semplicemente, osservando e assecondando la natura e i suoi fenomeni. Costa 34,50 euro.

Free sparrow!

Quando le ho viste, la prima impressione è stata positiva. Bella l’idea di immaginare leggeri e colorati passerotti poggiati su delle comunissime mollette; altrettanto bella la soluzione tecnica escogitata per rendere gli stessi passerotti una cosa sola con la molletta. Ho cercato chi li vendesse e una volta trovato (Crate&Barrel), la delusione: i deliziosi passerotti/molletta vengono commercializzati in una sacchetta a retina che sa molto di gabbia. Li avrei comprati (la mia dispensa abbonda di confezioni di alimenti richiuse malamente e con mezzi improbabili), se non fosse stato per il messaggio che arriva da un packaging non pensato. Qualcuno potrebbe obiettare dicendo che in fondo, una volta acquistati, non puoi far altro che aprire “figurativamente” la gabbia (rappresentata dalla retina) e dare, cosi, la libertà ai piccoli pennuti….Non mi convince; per me, fino a che il passerotto non diventa molletta, l’immagine che torna è quella della cattività.

PS: qualche associazione di animalisti deve aver protestato; dopo ulteriori ricerche sulla Rete ho trovato lo stesso prodotto impacchettato in modalità decisamente più ‘freendly’.  Da quanto ho capito,  non li produce una sola azienda. L’idea originale è di Pititas Waiwiriya.