design nel food

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La Livella

Ricordate “La livella” di Totò? Credo che la Rete oggi abbia lo stesso ruolo che fu della morte secondo la sensibilità poetica del principe De Curtis. I social media, in particolare. Su di essi siamo tutti uguali. Siamo “profili”. Salvo poi scoprire che dietro quei profili, nella realtà, si possono celare grandi bluff o grandi sorprese. Continua a leggere

Fame d’architettura

Disegnate da Stig Ahlström, Pick Up sono pinze/bacchette per cucinare, mangiare e servire in tavola. Disponibili in legno e/o plastica, sono lavabili in lavastoviglie e costano 29 $. Un bellissimo e pratico ‘compasso’ che sembra ricordarci quanto architettura e cucina siano discipline tra loro molto vicine. Su differenti scale, il fine è comune: creare geometrie, forme, involucri abitabili. Ma si può dire che il cibo sia una forma, un involucro abitabile? Una forma si, senza dubbio. E altrettanto, un involucro, un contenitore abitabile ed abitato: da affetti e ricordi, da emozioni e sensazioni, da speranze e desideri, da cultura e tradizioni. Dalla vita e dalla morte, di chi – di cibo – ne ha in abbondanza e di chi – di quel cibo – non arriva neanche a conoscerne il sapore.

Funzioneranno?…Certamente, forse…

Avete idea di chi siano queste posate da insalata? Si, che è facile. Il tratto è inconfondibile. Chi non ha amato o quantomeno sbirciato con curiosità le sedie Chair One, prodotte da Magis? Ecco, quelle sedie adottano la stessa soluzione formale (cambia solo il materiale) delle posate Certamente, prodotte da SerafinoZani e disegnate – come le sedie – da Konstantin Grcic, affermato designer teutonico. Nonostante le linee geometriche, dure e spigolose, trovo queste posate molto belle a vedersi. Il filo d’acciaio mi ha sempre affascinato. Adoro disegnare; ed il filo, il contorno è ciò che di fatto, in un disegno, è sufficiente a creare interi mondi e personaggi. Il filo d’acciaio è, quindi, quel contorno, capace di rendere reale – nel caso di un oggetto – una funzione; capace di limitare l’uso della materia solida e donare al vuoto il suo giusto spazio. Spazio inteso come riconoscimento della propria importanza, del proprio ruolo e spazio inteso come ambiente fisico, costituito dall’assenza anzichè dalla presenza.

Stamattina, su Facebook, lo stato di un amico citava una frase di Vasco Rossi (che secondo me, a sua volta, cita Osho): “…Bisogna imparare a stare soli, solo così si può imparare a stare con gli altri. Altrimenti ci stai perché ne hai bisogno….” In questo caso, io direi: “…Bisogna imparare ad apprezzare il vuoto, solo così si può apprezzare l’abbondanza. Altrimenti l’abbondanza, non è ricchezza ma solo paura del vuoto…” Comunque, supercazzola a parte, con un insalata di riso – si, proprio con quella –  ‘ste posate di Grcic, è sicuro che funzioneranno?

Il “cubetto” di Electrolux. Di ghiaccio

Di qualcosa simile avevo già scritto qualche articolo fa. Si trattava del ristorante temporaneo realizzato a Londra. Studio East Dining.  Posso dirlo: Electrolux, non si è inventata nulla. Anzi. The Cube, il progetto che la vede protagonista, è infatti, concettualmente, identico al predecessore britannico. Ma va bene. Anche perchè in Italia qualcosa di simile mancava. Affacciato su Piazza del Duomo, cuore pulsante di Milano, The Cube ospiterà fino a marzo, quattro chef italiani, che si alterneranno nelle cucine a vista (rigorosamente Electrolux) per deliziare i commensali (profumatamente) paganti. Poi si sposterà. L’architettura nomade muoverà verso Stoccolma e poi verso Londra. Solo 18 i posti, dai quali poter godere di una vista magnifica. 150 i mq., per un volume dalle forme sbilenche (che fanno molto Libeskind), realizzato in vetro, corian e alluminio tagliato al laser. All’interno, soluzioni tecnologiche di altissimo livello e votate al risparmio energetico; per l’illuminazione, il sistema termico, la diffusione sonora e, ovviamente, per l’attrezzatura in cucina. Il progetto è dello studio milanese Park Associati. Minimalista, elegante ma freddo. Troppo freddo per la cucina italiana. Fatta di colori, di sapori e di profumi. E di linee curve, capaci di sorprendere e non annoiare mai.

Letture sostenibili da Barilla CFN

Un bel sito, quello di Barilla CFN. Ben fatto e ricco di informazioni. Il Barilla Center for Food & Nutrition nasce con l’obiettivo di: dare ascolto alle esigenze attuali ed emergenti della società sui grandi temi legati al mondo della nutrizione e dell’alimentazione;  Continua a leggere

Acqua di chef

L’Italia è sepolta sotto la neve. Piuttosto che ImpiattoZero, potrei firmarmi ImpiattoSottoZero, visto il ghiaccio e le gelide temperature. C’è il sole, ma non basta. Ci vorrebbe la pioggia. L’Acqua. Basterebbe acqua dal cielo, per portar via neve, ghiaccio e disagi. E si, l’acqua si dimostra, in ogni occasione, elemento di indiscutibile valore. Del resto, il nostro organismo è composto al 72% di acqua. E se è vero che siamo quello che mangiamo, quelli di ItaliaSquisita, rivista gastronomica, insieme a Ferrarelle hanno pensato bene di indire un concorso, il Water Plate Contest, aperto a chef italiani professionisti che vogliono cimentarsi nella creazione di una ricetta nella quale l’acqua è l’ingrediente principale. Una giuria di esperti ne selezionerà dodici; dopodichè blogger, gourmet, cuochi, giornalisti e professionisti del settore avranno la possibilità di votare online e determinare la ricetta vincitrice del contest.

L’idea di un piatto a base di acqua è originale, e apre a “concetti” e a “tematiche”, oltre che a sperimentazioni, decisamente interessanti. Sociali, politiche, etiche, ambientali e commerciali. Mi auguro vengano proposte ricette “forti”, pregne di questi temi. Vero è che dietro al contest, c’è una evidente operazione di unconventional marketing voluta da Ferrarelle; è altrettanto vero, però, che Ferrarelle, nonostante contribuisca con il suo business ad incentivare il consumo di un bene, l’acqua, che regolarmente arriva in casa – senza un ulteriore consumo di energia e risorse per l’imbottigliamento, il trasporto, lo smaltimento di milioni di bottiglie, siano esse in vetro o in Petè molto attiva sul fronte della sostenibilità, con iniziative concrete volte a ridurre l’impronta ambientale che dalle proprie attività produttive deriva. Per farla breve: io bevo acqua del rubinetto ma non posso non apprezzare l’approccio consapevole e l’impegno concreto che contraddistingue l’azienda di Riardo.

Mi raccontava mia nonna che, quando era giovane, aspettava che il nonno tornasse dal mare per cucinare la cena con il pescato. A volte, il nonno tornava a mani vuote. Quelle sere, a Nonna Maria, non restava che preparare, per cena, il Pesce Fiuto.

‘O pesce fiuto (trad. il pesce fuggito) – ricetta procidana.

Ingredienti: acqua, 2 pomodori, due fette di pane (anche secco), due spicchi di aglio, prezzemolo, sale, olio. Preparazione: mettere a soffriggere i due spicchi di aglio su un fondo di olio e.v.o. Aggiungere i due pomodori schiacciati ed abbondante acqua. Quando l’acqua bolle salare e versare il tutto in una ciotola, contenente il pane a pezzi. Aggiungere il prezzemolo tritato finemente. Consumare bollente.

Il piccolo gastro-chimico

Che roba è? No, non è un gioco di ruolo. Trattasi di un kit per cucinare, ideato da Molecule-R, duo di cuochi, con base a Montreal, appassionati di gastronomia molecolare. La scatola contiene tutto il necessario, strumenti ed additivi compresi, necessari a creare spume, arie e sfere di materia commestibile. L’arte della manipolazione estrema e della sperimentazione sulle consistenze arriva nelle cucine di “casa”. E, cosi, tra sei mesi vi potreste trovar davanti – a cena da vostra cugina che abita in periferia – un’aria di “frittata di cipolle o del “caviale di minestrone”. Per poi convenire, con tutti i presenti, che – in fin dei conti – sarebbe stato meglio vedersi nella solita trattoria. Economica e casereccia.

Semmai doveste decidere di regalarlo (58,95 dollari, il costo), ricordate: è consigliabile l’uso per bambini di età inferiore ai 50 anni. Per vostra nonna non è adatto. Regalatele, semmai, un bel libro di Artusi. Ne resterete felici entrambi.

Il “Food on the road” è di qualità

Non è il manifesto della food-generation, scritto, magari, da Food Kerouack…Si tratta di un servizio di ristorazione di qualità, con un menu’ gustoso e sostenibile consegnato, comodamente, a casa o in ufficio. A Roma. Continua a leggere

Think…e Taste Local

TGTL – Where food & design are joined together! ” Questo è quanto leggo dalla pagina fb di Think Global Taste Local, brand portoghese di prodotti alimentari. Parlo di prodotti generici, anche se di fatto, almeno per il momento, la disponibilità online è limitata ad olio evo, vini e caramelle al miele. Dal loro sito spicca, invece, il claim “Where Art & Food come togheter“. Continua a leggere

Foodesign…quanta confusione

Food design? Ma che vuol dire? Provo, a modo mio, a far chiarezza. L’analisi parte suddividendo il nostro ambito di interesse in due sistemi principali: quello del DESIGN e quello della cucina, ossia gastronomico, che chiameremo FOOD. Supponiamo che ognuno dei due sistemi si alimenti con progetti ben specifici, realizzati da precisi attori – rispettivamente designer ed architetti, il primo – chef, il secondo, utilizzando tecnologie e materiali tipici del proprio ambito di riferimento, come metalli, plastiche per i designer e farina, ortaggi e carne per gli chef. Continua a leggere