cultura sostenibile

Questa categoria contiene 137 articoli

Fabhaus

E’ un pò che non scrivo articoli per il mio blog. Scrivo si, ma per altre realtà, avendo deciso – un pò per “cause di forza maggiore” (vedi disservizio Tiscali) un pò per bisogno di tessere relazioni, condividere e scambiare saperi – di mettere un pò da parte il mio “solitario” esercizio stilistico. Mi sentivo un pò come chi prepara una ricca e succulenta cena che, poi, consumerà in solitudine, senza godere del piacere di condividerla, senza il “valore aggiunto” del convivio: quindi, ho detto basta e ho rivolto la mia attenzione ad altro. Continua a leggere

Natale col pacco!

come-imballare-un-pacco_72e5324d2a8eb824dc4b2632e81bbd38

Il precedente post è del 26 marzo 2012. Questo del 22 dicembre 2013. E’ passato oltre un anno e mezzo e in questo tempo, vi chiederete, cosa diamine hai fatto? Ve lo dico: ho continuato a far crescere impiattozero, scrivere articoli, postare le mie personali opinioni, visioni e disgressioni attorno al design, al cibo e alla sostenibilità. Il tutto, però, su un nuovo spazio e con un un nuovo dns: www.impiattozero.it. Vi metto anche il link ma è inutile cliccarci sopra, non troverete altro se non un pagina che dichiara che il sito è in manutenzione. Quella pagina, ovviamente, è opera mia e mi spiace ammettere che l’affermazione in essa riportata è falsa: il sito non è in manutenzione. Semplicemente non funziona, da qualche tempo ha cominciato a “sfarfallare”, a caricare le pagine con un lentezza mostruosa, a piantarsi improvvisamente e, nei peggiori dei casi, a risultare “irragiungibile”. Al che dopo aver fatto le mie verifiche, ho chiamato il numero di assistenza della società che, dietro regolare pagamento, mi eroga il servizio: Tiscali Spa. L’operatrice telefonica mi invita a scrivere una email, dandomi per altro un indirizzo sbagliato. Al secondo tentativo telefonico, ottengo l’indirizzo corretto e prontamente scrivo anche se avrei potuto prendermela con tutta calma; si perchè ad oggi, nessuna risposta, concreta, è pervenuta. Impiattozero.it risulta irraggiungibile, e da verifiche eseguite via Ftp temo, addirittura, di aver perso tutti i contenuti pubblicati dal già citato 26 maggio 2012 ad oggi. A questo punto che fare? Continuo l’attesa ma, nel mentre, riciclo il vecchio blog, residente in qualche vattelapesca server nel Wyoming di proprietà di WordPress Inc.: almeno lui, il vecchio blog, dall’aprile 2011 non perde un colpo e non richiede assistenza. Vi chiedo solo un pò di tempo e pazienza: aggiornerò tutto. Buone feste!

PS: Mi scuso con tutti voi lettori, per l’impaginazione approssimativa, causata dal nuovo template utilizzato. Dovrei ridimensionare tutte le foto (oltre 220), cosa che farò, ma mi ci vorrà del tempo. Perdonatemi :)

La giornata mondiale dell’acqua.

Il tema di quest’anno è il cibo. Le statistiche dicono che ognuno di noi beve da 2 a 4 litri di acqua ogni giorno, tuttavia la maggior parte dell’acqua che si consuma è quella necessaria a produrre beni alimentari: per produrre 1 chilo di carne bovina, sono necessari 15.000 litri di acqua, mentre per 1 chilo di grano fino a 1.500 litri. Si stima che il 90% dell’acqua disponibile sul pianeta venga utilizzata per produrre cibi. A fronte di una sempre più pressante emergenza idrica diventa, quindi, indispensabile che ognuno di noi adotti pratiche di consumo alimentare sostenibili: seguire una dieta che preveda il consumo di alimenti la cui produzione non richieda ingenti quantitativi di acqua oltre che ridurre lo spreco di cibo.

Maggiori informazioni sulle finalità, le iniziative e gli eventi, previsti per questa giornata, le trovate sul sito.

Fame d’architettura

Disegnate da Stig Ahlström, Pick Up sono pinze/bacchette per cucinare, mangiare e servire in tavola. Disponibili in legno e/o plastica, sono lavabili in lavastoviglie e costano 29 $. Un bellissimo e pratico ‘compasso’ che sembra ricordarci quanto architettura e cucina siano discipline tra loro molto vicine. Su differenti scale, il fine è comune: creare geometrie, forme, involucri abitabili. Ma si può dire che il cibo sia una forma, un involucro abitabile? Una forma si, senza dubbio. E altrettanto, un involucro, un contenitore abitabile ed abitato: da affetti e ricordi, da emozioni e sensazioni, da speranze e desideri, da cultura e tradizioni. Dalla vita e dalla morte, di chi – di cibo – ne ha in abbondanza e di chi – di quel cibo – non arriva neanche a conoscerne il sapore.

La cucina del futuro

Che ne pensate? A me ha sempre affascinato l’idea di uno spazio minimal, talmente minimal da non prevedere arredi e complemento alcuno. Uno spazio reso abitabile da appendici che contengono, sostengono, nascondono, proteggono, conservano: me ne rendo conto, sembra un paradosso, detto da chi è solito fantasticare davanti ad una Plastic Side Chair degli Eames, ad una lampada Toio dei Castiglioni o ad una libreria Bookworm di Ron Arad.

Gli oggetti mi affascinano, hanno il potere di raccontare storie. Le storie di chi, quegli oggetti, li ha progettati e le storie di chi, quegli stessi oggetti. li ha scelti per  “vestire” la propria dimora: e attraverso i quali esprimere a sua volta la propria personalità. Un immaginario scambio di sensazioni, emozioni, percezioni e valori, che si trasferiscono, dal designer al consumatore, conservando tutto il loro potere e la loro forza. Come fosse karma. Quando sparisce l’oggetto, come nel caso di Dtile, non resta che il vuoto. Ed il movimento dei corpi che in quel vuoto, catarticamente, danno un senso all’azione, contribuendo ad alimentare il mistero e a dare suono al silenzio.

Vèstiti di cibo.Vestìti di cibo

Non è la prima volta che mi imbatto in progetti il cui limite tra moda, design e food è assai poco definito. Abiti, accessori e complementi realizzati con il cibo. Il più delle volte si è trattato di provocazioni (come provocatoria è spesso la vocazione di molte sfilate), volte a stupire e, nei migliori dei casi, a stimolare riflessioni sulla relazione che intercorre tra il nostro corpo, lo spazio da esso abitato e abitabile, e gli elementi, che quello spazio definiscono: tessuti ed alimenti (nel nostro caso) che, in una prospettiva capovolta, trasferiscono il concetto del rifugio – dello spazio che protegge ed esprime il proprio se  – dallo spazio indossato alla materia alimentare che assurge, quindi, a simbolo unico e totalizzante della stessa esistenza.

SEME, di Chiara Terzoli e Diego Longoni, non vuole stupire e, credo, neanche stimolare disquisizioni socio-filosofico-culturali. E’ un progetto di design. Innovativo. Creativo e concreto. Propone una linea sostenibile di t-shirt, decorate – con la tecnica dello stencil –  con tinte naturali ricavate da piante, fiori di stagione, caffè, cipolla, melograno, aceto balsamico, tabacco, nero di seppia, ribes, more, fragole, barbabietola, zafferano, curry e pomodoro. Data la particolarità dei colori si consiglia il lavaggio a max 30°. Bello.

Le t-shirt si possono acquistare qui

PET STOP!

Proprio non ce la fate a rinunciare al PET? Vi ostinate a comprare acqua in bottiglie di plastica e a portarle in tavola? GR, studio di progettazione di Barcellona, ha pensato a voi. AquaJar, “un becco” da applicare sulla vostra bottigliaccia in plastica cosi da trasformarla in una gradevole e colorata brocca. Il progetto è del 2009 e si vede: nel senso che a distanza di tre anni, è aumentata (seppur di poco) la consapevolezza rispetto all’acquisto di alimenti e bevande in packaging “insostenibile”, cosi come stanno mutando, conseguentemente, normative e dinamiche di consumo. Pertanto un progetto del genere non potrebbe (e non dovrebbe) essere neanche pensato. L’attuale urgenza, non è aumentare la gradevolezza estetica o le caratteristiche ergonomiche della plastica, quanto trovare una vera alternativa ad essa.

Crudisti a Bari

LIVING FOOD DAY – Corso di cucina vegan-crudista. Si terrà il 4 marzo, a Fasano (Ba), il primo corso base dedicato interamente all’alimentazione naturale crudista con dimostrazione e preparazione di piatti a base di alimenti di origine vegetale naturali crudi. Conducono il corso, lo chef Adolfo Contini (raw foodist), esperto di cucina ed alimentazione crudista e Maria Antonietta Monna, in collaborazione con Cartaelatte events & food design. Continua a leggere

Italia si, Italia no…Italia gnam!!! Se famo du spaghi!

…una pizza in compagnia/ una pizza da solo/un totale di due pizze/ e l’Italia è questa qua/ Italia si/Italia no/ la terra dei cachi…” Ve la ricordate? Cantata da Elio e le storie tese in un Sanremo di qualche anno fa. Perchè la cito? Soprattutto perchè ne condivido il testo. Non passa, infatti, giorno che non vedo/sento/vivo situazioni nelle quali finisco per chiedermi ‘ma dove vivo?’ O meglio per esclamare, ‘ ma che razza di gente gli italiani…‘. Poi la cito perchè parla (anche) di cibo e di come attraverso e con il cibo si esprima egregiamente questo italian style (nelle sue migliori e nelle sue peggiori accezioni). Il cibo italiano, riconosciuto ed apprezzato in tutto il globo cosi come lo è per molti versi l’italian way, il modo italiano, di stare in tavola e banchettare con opulenza chiassosi e pittoreschi. “Se famo du spaghi”, perchè no: tutti seguaci di Epicuro, goderecci e festaioli nel fine e non nel mezzo quindi incapaci di una visione globale. D’insieme. Pressapochisti, approssimativi e appezzottati (per dirla alla napoletana) ci facciamo portabandiera del controsenso e dell’incoerenza.

E’ cosi che succede che si mettono su – in una città come Roma – mercatini biologici, dando spazio a piccoli produttori, filiere corte e tante altre belle cose. Cose che hanno il sapore squisito di conserve artigianali, di bianchissime e freschissime ricottine, di olii superlativi, di puntarelle croccanti. E di plastica. Abbondante plastica dei sacchetti nei quali – tutti, dico tutti, i produttori che espongono – ti consegnano le prelibatezze che hai acquistato. Troppo presi dalle loro colture biologiche o dalla lavorazione artigianale della carne? Immagino di si, visto che – cosi indaffarati – non hanno avuto modo e tempo per tenersi informati e scoprire che, dal 1 gennaio 2011, la distribuzione degli shoppers in materiale plastico non è più legale.

Però, vabbè, alla fine che vuoi che sia: in fondo, ci si sente molto “fighi” ad andare a fare compere, la domenica, nei mercatini. E ancora più fighi a raccontare di averlo fatto. E poi, vabbè, alla fine come sono pignolo. Del resto, la terra dei cachi è la terra dei cachi. (ascoltatela)

Incastri perfetti

Semplicità estrema. L’essenza ricondotta all’assenza. L’assenza di qualsiasi orpello, decorazione o elemento ridondante. Persino il colore: che non è aggiunto e non aggiunge alcuna, inutile, informazione. Nessun rumore di fondo, elemento di disturbo che interferisca nella perfetta relazione a tre: ciotola, piatto e bacchette. Tre elementi differenti (per forma e materiale) che, in un perfetto gioco di incastri, diventano uno, assolvendo, con particolare grazia e misura, alla duplice funzione di conservare e contenere.

Tre elementi ma un solo prodotto. Che non lascia spazio alcuno allo spreco di idee o al tentativo di controllo su di esse. Che non fa della creatività un atto di controllo. Il controllo è rifiuto. La creazione, no. E’ accoglienza.

E’ un progetto di Alexander Hulme.