L’insostenibile qualità del servizio

Non mi riferisco al servizio di un ristorante. No. Questo post non tratta di food, di design e tanto meno di ambiente. Di sostenibilità, si. Intesa come la capacità di un “sistema” di garantire quello stato di cose necessarie non solo alla sua stessa sopravvivenza, quanto al miglioramento continuo delle condizioni generali di chi di quel sistema fa parte. E Tiscali, vista la mia personale esperienza che andrò a raccontarvi, non ritengo possa definirsi “sostenibile”. Ma vengo ai fatti. Qualche settimana fa ho cominciato a considerare la possibilità di spostare il blog sul server di Tiscali (con i quali, dall’aprile 2010, ho in essere un contratto per l’hosting del dominio impiattozero.it) anzichè continuare ad appoggiarmi sulla piattaforma remota di WordPress. Per fare questo avrei dovuto utilizzare il servizio MySql di Tiscali (previsto dal contratto e per il quale, quindi, pago un onere); peccato che il servizio non funziona! Al che mi metto al telefono e – pagando anche qui, perchè l’assistenza telefonica di Tiscali è a pagamento – cerco con calma e pazienza (nonostante le strategiche attese alle quali l’operatore mi costringe solo per “fare cassa”) di spiegare la problematica. L’operatrice rileva l’anomalia e oops…cade la linea! Niente, mi tocca ricominciare da capo. Altra operatrice, altra corsa. Stavolta non cade la linea, per fortuna, ma la giovane non può aiutarmi e mi invita ad inviare una email all’assistenza tecnica descrivendo il problema e allegando uno screenshot del messaggio d’errore. Ok, lo faccio.

Dopo due giorni mi rispondono asserendo che il problema non è stato riscontrato e invitandomi, qualora il disservizio continuasse, a contattare l’assistenza telefonica. Cioè??? Se il problema non lo hanno riscontrato, come può esserci disservizio? E ammesso pure che la problematica persista, che si fa??? Si entra in un loop infinito? Assistenza telefonica che mi invita a scrivere email…email che mi invitano a chiamare l’assistenza telefonica? E mica sono Solo, il personaggio di “Nirvana” di Gabriele Salvatores! Mah…Comunque richiamo: anche perchè non mi resta molto da fare. Mi torna alla mente la scena del film di Luciano De Crescenzo “Cosi parlo Bellavistà”, con un Riccardo Pazzaglia che racconta all’infinito la storia del cavalluccio rosso in un mercato di Napoli. Guardatela. Ma torniamo a noi. L’operatore stavolta da il meglio si se. Mi rassicura dandomi un appuntamento telefonico con un tecnico. Domani alle 12.15, “…le va bene?” Azz, penso io “…che precisione, alle 12.15 in punto, nè un minuto prima nè uno dopo…” Saluto e ringrazio. Dopo un quarto d’ora mi richiama (sempre lui) e mi fa: “…guardi si è liberato un appuntamento per oggi, tra 10 minuti, alle 15.30. Sarebbe disponibile?” “Certo!” faccio io “…anche meglio!” “Ok, glielo confermo e annullo quello di domani” “Perfetto, grazie! Arrivederci!” rispondo. Alle 15.30 non mi ha chiamato nessuno ed oggi ho richiamato io per dargli un’ultima possibilità. Mi hanno dato un altro appuntamento telefonico (stavolta hanno avuto almeno la faccia di non darmi un orario). Lo faranno? Secondo me, no.

Tra due mesi mi scade il contratto e passerò ad un altro gestore. Pazienza. Ma l’amaro resta. E non solo per veder negato il mio diritto ad avere un servizio (a pagamento) che funzioni, quanto per il tempo, per il lavoro, per le telefonate, per le emails, per le parole – scritte e dette – tra me, quattro operatori telefonici ed un tecnico. Quanto spreco. Rifiuti che si accumulano.

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