Pasta la victoria. Siempre!

Si chiama Boomerang Wok, è disegnato da Nikolai Carels e prodotto da RoyalVKB. Potrebbe essere una figura mitologica nel mondo degli utensili per cucina: come un minotauro, mezzo uomo, mezzo toro o un centauro, mezzo uomo e mezzo cavallo. Entrambi gli esempi, non sono, però, cosi appropriati: in entrambi, di “mezzo” (non solo figurativamente parlando) c’è sempre l’uomo. In Boomerang Wok, l’uomo sembra, invece, sparire. Un pò perchè le due metà sono l’una il wok, l’altra la padella, un pò perchè, l’ibrido di RoyalVKB, tende a decentrare il ruolo dell’uomo che, da “artista giocoliere” capace di produrre acrobazie con sughi in mantecatura, funghi trifolati e vongole veraci, qui si limita – con l’ausilio della cucchiarella – a spostare gli alimenti sul bordo più “periferico” (e a strapiombo) del padellone, cosicchè gli stessi alimenti possono capovolgersi con facilità (il video mostra con chiarezza il tutto, molto meglio del mio tentativo a parole). Che dire: a funzionare funziona. Ma dove finisce il piacere tutto fisico di cucinare? Un piacere che nasce dalla relazione tra l’uomo, gli strumenti e gli alimenti; e dal movimento, quasi una danza rituale, che diventa legame, sapore ed energia. Una relazione dinamica, impavida e ribelle. Come, del resto, è la cucina.

Dobbiamo essere ribelli, non rivoluzionari. Il rivoluzionario appartiene a una sfera terrena; il ribelle e la sua ribellione sono sacri.” (Osho)

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Crudisti a Bari

LIVING FOOD DAY – Corso di cucina vegan-crudista. Si terrà il 4 marzo, a Fasano (Ba), il primo corso base dedicato interamente all’alimentazione naturale crudista con dimostrazione e preparazione di piatti a base di alimenti di origine vegetale naturali crudi. Conducono il corso, lo chef Adolfo Contini (raw foodist), esperto di cucina ed alimentazione crudista e Maria Antonietta Monna, in collaborazione con Cartaelatte events & food design. Continue reading →

Italia si, Italia no…Italia gnam!!! Se famo du spaghi!

…una pizza in compagnia/ una pizza da solo/un totale di due pizze/ e l’Italia è questa qua/ Italia si/Italia no/ la terra dei cachi…” Ve la ricordate? Cantata da Elio e le storie tese in un Sanremo di qualche anno fa. Perchè la cito? Soprattutto perchè ne condivido il testo. Non passa, infatti, giorno che non vedo/sento/vivo situazioni nelle quali finisco per chiedermi ‘ma dove vivo?’ O meglio per esclamare, ‘ ma che razza di gente gli italiani…‘. Poi la cito perchè parla (anche) di cibo e di come attraverso e con il cibo si esprima egregiamente questo italian style (nelle sue migliori e nelle sue peggiori accezioni). Il cibo italiano, riconosciuto ed apprezzato in tutto il globo cosi come lo è per molti versi l’italian way, il modo italiano, di stare in tavola e banchettare con opulenza chiassosi e pittoreschi. “Se famo du spaghi”, perchè no: tutti seguaci di Epicuro, goderecci e festaioli nel fine e non nel mezzo quindi incapaci di una visione globale. D’insieme. Pressapochisti, approssimativi e appezzottati (per dirla alla napoletana) ci facciamo portabandiera del controsenso e dell’incoerenza.

E’ cosi che succede che si mettono su – in una città come Roma – mercatini biologici, dando spazio a piccoli produttori, filiere corte e tante altre belle cose. Cose che hanno il sapore squisito di conserve artigianali, di bianchissime e freschissime ricottine, di olii superlativi, di puntarelle croccanti. E di plastica. Abbondante plastica dei sacchetti nei quali – tutti, dico tutti, i produttori che espongono – ti consegnano le prelibatezze che hai acquistato. Troppo presi dalle loro colture biologiche o dalla lavorazione artigianale della carne? Immagino di si, visto che – cosi indaffarati – non hanno avuto modo e tempo per tenersi informati e scoprire che, dal 1 gennaio 2011, la distribuzione degli shoppers in materiale plastico non è più legale.

Però, vabbè, alla fine che vuoi che sia: in fondo, ci si sente molto “fighi” ad andare a fare compere, la domenica, nei mercatini. E ancora più fighi a raccontare di averlo fatto. E poi, vabbè, alla fine come sono pignolo. Del resto, la terra dei cachi è la terra dei cachi. (ascoltatela)

Merda (d’artista?)

Piero Manzoni. 1961. Provocatorio, dissacrante. “Merda d’artista“, in 90 barattoli, dal peso di circa 30 gr., sigillati e venduti ad un prezzo pari all’ equivalente in oro dello stesso peso.

Un’ opera, quella di Manzoni, fortemente simbolica. Il perfetto “ready-made” che, tra i suoi molteplici significati, denuncia un mercato dell’arte contemporanea pronto ad accettare anche merda, purché in edizione numerata e garantita nella sua autenticità ed esclusività. Non so perchè ho pensato a Manzoni e alla sua “merda d’artista”. Forse perchè trovo ridicolo, al suo cospetto, chi cerca di provocare, suscitare scalpore a tutti i costi – e lo fa con il solo scopo di attirare attenzione su di se –  e trovo altrettanto squallido chi sfrutta l’onda di questo clamore per produrre e commercializzare merda. Magari, fosse d’artista.

Il prezioso “girocollo” in foto è prodotto dalla californiana OnchMovement ed ispirato al discusso vestito indossato da tale LadyGaga. Non è carne vera, ma plastica. Costa 70 dollari. Che cagata!

Di cibo, si parla e si scrive troppo. Si fa troppo di tutto, con il cibo: video-animazioni, costruzioni ( neanche fosse mattoncini di Lego), gioielli, vestiti. Sarà, credo, il caso di chiedersi perchè. La bulimia è molto pericolosa.


Incastri perfetti

Semplicità estrema. L’essenza ricondotta all’assenza. L’assenza di qualsiasi orpello, decorazione o elemento ridondante. Persino il colore: che non è aggiunto e non aggiunge alcuna, inutile, informazione. Nessun rumore di fondo, elemento di disturbo che interferisca nella perfetta relazione a tre: ciotola, piatto e bacchette. Tre elementi differenti (per forma e materiale) che, in un perfetto gioco di incastri, diventano uno, assolvendo, con particolare grazia e misura, alla duplice funzione di conservare e contenere.

Tre elementi ma un solo prodotto. Che non lascia spazio alcuno allo spreco di idee o al tentativo di controllo su di esse. Che non fa della creatività un atto di controllo. Il controllo è rifiuto. La creazione, no. E’ accoglienza.

E’ un progetto di Alexander Hulme.

Etichette Alimentari. L’ ebook in free download

Un testo interessante, sulla nuova legge europea per le etichette alimentari. In un ebook, scaricabile gratuitamente da “Il Fatto Alimentare”. E’ qui.

Funzioneranno?…Certamente, forse…

Avete idea di chi siano queste posate da insalata? Si, che è facile. Il tratto è inconfondibile. Chi non ha amato o quantomeno sbirciato con curiosità le sedie Chair One, prodotte da Magis? Ecco, quelle sedie adottano la stessa soluzione formale (cambia solo il materiale) delle posate Certamente, prodotte da SerafinoZani e disegnate – come le sedie – da Konstantin Grcic, affermato designer teutonico. Nonostante le linee geometriche, dure e spigolose, trovo queste posate molto belle a vedersi. Il filo d’acciaio mi ha sempre affascinato. Adoro disegnare; ed il filo, il contorno è ciò che di fatto, in un disegno, è sufficiente a creare interi mondi e personaggi. Il filo d’acciaio è, quindi, quel contorno, capace di rendere reale – nel caso di un oggetto – una funzione; capace di limitare l’uso della materia solida e donare al vuoto il suo giusto spazio. Spazio inteso come riconoscimento della propria importanza, del proprio ruolo e spazio inteso come ambiente fisico, costituito dall’assenza anzichè dalla presenza.

Stamattina, su Facebook, lo stato di un amico citava una frase di Vasco Rossi (che secondo me, a sua volta, cita Osho): “…Bisogna imparare a stare soli, solo così si può imparare a stare con gli altri. Altrimenti ci stai perché ne hai bisogno….” In questo caso, io direi: “…Bisogna imparare ad apprezzare il vuoto, solo così si può apprezzare l’abbondanza. Altrimenti l’abbondanza, non è ricchezza ma solo paura del vuoto…” Comunque, supercazzola a parte, con un insalata di riso – si, proprio con quella –  ‘ste posate di Grcic, è sicuro che funzioneranno?