L’etichetta consapevole

Si parla sempre più spesso di filiera corta è di prodotti a Km. 0. Sarebbe, poi, auspicabile che oltre a parlarne ci impegnassimo tutti, indistintamente, nel fare acquisti consapevoli, scegliendo alimenti di stagione e di provenienza locale. Non dimentichiamo, infatti, che acquistare prodotti che hanno fatto il giro del mondo per arrivare sui banchi dei nostri supermercati, ci rende, inevitabilmente, complici di un sistema economico/produttivo che nuoce all’ambiente, alle nostre tasche e alla nostra salute (e, in alcuni paesi, nuoce ai lavoratori del settore costretti ad operare in condizioni lavorative disumane).

Come dicevo ne parliamo spesso, ma poi ci ritroviamo a fare la spesa e scegliamo – vuoi per fretta, poco interesse o poca informazione da parte dei produttori stessi – senza porci la doverosa domanda: da dove provengono questi pomodori???

Per informarci e sensibilizzarci ad acquisti virtuosiJames Reynolds designer londinese ha ideato – partendo dal tema del viaggio, in particolare quello aereo, ed ispirandosi quindi ai label e ai tag utilizzati per identificare i bagagli – un semplicissimo imballaggio, a cui si abbina un particolare scontrino. Come funziona? Banalmente, prevedendo la stampa di un etichetta che indica il paese di origine, quanti chilometri ha dovuto percorrere prima di arrivare sul bancone del negozio e quanto il viaggio può aver inquinato.

Ma il bello deve ancora venire. Sarà, infatti, quando state uscendo dal supermercato che vi accorgerete, guardando lo scontrino, di quanto o meno sarete stati sostenibili. Da rimanere doppiamente sconcertati. Una prima volta nel rendervi conto di quanto quella spesa sarà costata al vostro bilancio domestico, ed una seconda volta, altrettanto sconcertante, per quanto quella spesa sarà costata al bilancio ambientale collettivo. Lo scontrino ricevuto al pagamento dei prodotti acquistati, riporterà, infatti, i chilometri percorsi singolarmente, il totale complessivo degli stessi oltre che il totale stimato di Co2 rilasciato.

Sarà mai un progetto realizzabile su larga scala? Al momento, ne dubito. Trovatemi una catena di distribuzione disposta ad “auto-denunciarsi” e a prevedere forme e sistemi di discriminazione e/o comparazione di un prodotto ai danni di un altro. Chi pilota la GDO sono le multinazionali, che difficilmente  operano su scala locale e prediligono delocalizzare – per pure questioni speculative – i sistemi di approvvigionamento di materie prime e le fasi di lavorazione e produzione dei beni. Ci vorrebbero dei seri interventi da parte dei governi, che oramai, a loro volta, seguono le indicazioni e i dettami dei Mercati Finanziari piuttosto che perseguire politiche di innovazione e responsabilità sociale. Insomma non è per niente facile. Ma per questo non impossibile. Chissà se cinquant’ anni fa qualcuno avrà mai creduto possibile di poter leggere, un giorno sui pacchetti di sigarette, la scritta “SMETTI DI FUMARE. IL FUMO NUOCE ALLA TUA SALUTA E A QUELLA DI CHI TI STA INTORNO.”


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