Il Gambero si è rotto

E’ quello che non ho potuto fare a meno di pensare dopo aver letto un pò di dati sulla pesca e l’allevamento di gamberi e gamberetti. Il Gambero si è rotto. Non nel senso figurato che ho rappresentato “modificando” il ben noto logo del Gambero Rosso. Si è rotto davvero. E’ stufo, stanco. Gambero e gamberetto. Entrambi. Perchè? Leggete qui:

Gamberi e gamberetti sono tra i prodotti ittici più commercializzati al mondo, con un volume di scambi di circa 10 miliardi di dollari, il 16 per cento del totale delle esportazioni ittiche mondiali. Ma la loro rilevanza economica deve essere riconciliata con le preoccupazioni legate al loro impatto ambientale. L’ipersfruttamento è dilagante, sebbene le risorse non siano ancora al collasso. La pesca dei gamberetti, specialmente quella a traino nelle regioni tropicali, produce grandi quantità di catture accidentali che vengono poi rigettate morte in mare. Le catture accessorie possono diventare un grave problema se vengono sprecate risorse vive a rischio o sono minacciate specie rare e stock ittici già pesantemente sfruttati ed inutilmente sottoposti ad ulteriore pressione. Le catture accidentali spesso includono la cattura di esemplari giovani di importanti specie commerciali (merluzzi, scorfani, ombrine, sgombri reali e molte altre specie pregiate), come pure tartarughe marine. La FAO stima che la pesca dei gamberetti a strascico sia da sola la più grande fonte di scarti inutilizzati. Alcuni pescatori hanno adottato misure per ridurle, per esempio impiegano sistemi che permettono alle tartarughe marine di scappare dalle reti. Tuttavia, non c’è nessuna etichettatura particolare che consenta al consumatore di differenziare questi prodotti al momento dell’acquisto.

I gamberetti si possono suddividere in tre categorie generali, in funzione dell’habitat: acque fredde/nord, acque calde/tropicali/sud e acque dolci. La maggioranza dei gamberi in commercio sono tropicali. Tutti hanno una vita breve e una crescita rapida. Sono prolifici e generano molti piccoli, perciò si considerano resistenti alla sovra pesca. Tuttavia, ovunque si trovino, subiscono una pesca intensiva. Nonostante la maggior parte degli stock non mostrino ancora segni chiari di sovra sfruttamento, sono prossimi al loro rendimento sostenibile massimo. 

E i gamberetti allevati? “Uno dei problemi più gravi legati all’allevamento di gamberetti è la distruzione, lungo le coste tropicali, di ampie zone di foreste di mangrovie per fare spazio agli impianti di acquacoltura. Le mangrovie non sono solo la culla di una ricchissima biodiversità animale e vegetale, sono anche un baluardo contro l’erosione dei suoli e una sorta di zona-tampone che protegge le regioni costiere dagli uragani e dai maremoti. Inoltre, la scomparsa delle mangrovie ha conseguenze catastrofiche sulla pesca artigianale, fonte di cibo e reddito per numerose comunità locali. L’acqua salata proveniente dai bacini d’allevamento può causare la salinizzazione delle terre arabili, che trasforma in deserti regioni produttive, mentre la contaminazione salina delle falde sotterranee può provocare una rarefazione dell’acqua utilizzata a fini domestici o agricoli. L’allevamento di gamberetti ha bisogno di quantità enormi di cibo e provoca un inquinamento altrettanto rilevante dei rifiuti nelle acque costiere: cibo non consumato, escrementi, plancton, batteri, materie disciolte (ammoniaca, urea, diossido di carbonio e fosforo), antibiotici e altri composti chimici come i disinfettanti, i prodotti d’ammendamento del suolo e dell’acqua, i pesticidi e i fertilizzanti. Gli antibiotici e altri prodotti chimici possono rivelarsi tossici anche per la fauna e la flora selvagge circostanti. Le conseguenze sull’ambiente variano enormemente da un allevamento all’altro e da un paese all’altro, la certificazione non è ancora veramente sviluppata e una complessa filiera separa il sito d’allevamento e la tavola del consumatore: è quindi difficile rintracciare con chiarezza l’origine dei gamberetti che si comprano e sapere in che condizioni sono stati allevati.

Sul piano prettamente economico, la diffusione dell’acquacoltura di gamberetti e la riduzione delle mangrovie e degli ecosistemi costieri mettono a rischio la sicurezza alimentare e la cultura di milioni di esseri umani, distruggendo le loro fonti di reddito. Molte economie tradizionali di sussistenza sono in pericolo, perché gli impianti di allevamento dei gamberetti spesso “privatizzano” terreni e vie navigabili pubbliche e attentano alle attività locali di pesca, devastando gli habitat e limitando le possibilità di accesso alle acque. 

Il Gambero si è Rotto. E voi?

Fonti: FAO Marine Conservation Society Fishonline | Monterey Bay Aquarium SeaChoice Canada | Greenpeace | Environmental Justice Foundation | Slowfish
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