Seguono balle

L’immagine è abbastanza eloquente. Per il mio, personale, commento al riguardo vale quanto detto nel precedente post.

Annunci

Balle industriali

Avete mai tagliato un battiscopa? Vi assicuro che senza questo aggeggio sarebbe impossibile farlo con precisione. Quindi, vi starete chiedendo, che c’entra un attrezzo da bricoleur con la baguette??? Niente, vi rispondo io. La definirei empasse creativa, a voler essere spietati nella critica, oppure economia creativa, a voler essere buonisti. Continue reading →

Ed io, quanto sono sostenibile?

Ve lo siete mai chiesto? Fatelo, e vi renderete conto che definirsi “sostenibili” non è poi cosi semplice e immediato. E mi riferisco ad un concetto di sostenibilità “allargata”, ad un’attitudine verso le cose della vita, le persone care, il proprio lavoro, la propria casa, la propria città, il proprio paese, il proprio mondo. Verso se stessi. Il punto non è differenziare i rifiuti, riciclare, consumare carne locale e non danese o non mangiare affatto carne. Il punto è essere consapevoli. Consapevoli e presenti in ogni cosa che facciamo. Perchè è in ogni istante della nostra giornata che abbiamo la possibilità di esser virtuosi, di aggiungere valore ad un’azione le cui conseguenze saranno direttamente proporzionali alla spinta, alla motivazione iniziale. Tanta consapevolezza, tanto più valore e beneficio. A vantaggio di chi ci è vicino, di chi ci ama e di chi amiamo. A vantaggio di ciò che ci è vicino, gli spazi, la natura. E allora, lasciamo stare per un giorno piatti bio-degradabili, filiere corte e tecniche di cottura responsabili. Fermiamoci. E chiediamoci quanto siamo sostenibili. Grazie.

Il latte è verde

Un progetto tutto green dal Regno Unito. Si chiama Green Bottle, una bottiglia per il latte che non nuoce all’ambiente. Continue reading →

Posate 3.0

Si chiamano Join e sono prodotte da Konstantin Slavinsy, azienda tedesca che sviluppa “product” a 360°, da lampade a strumenti per la tavola. E lo fa con un gusto informale, pulito, caratterizzato da forme essenziali e ponendo una grande attenzione nella ricerca e nella sperimentazione, utilizzando materiali e tecniche di produzione all’avanguardia. Non solo. In questo caso, con Join, si azzarda a proporre un prodotto dal carattere fortemente innovativo in quanto l’idea che lo sostiene si fonda su una nuova modalità di immaginare la tavola imbandita. Le posate non più poggiate ai due lati del piatto, ma semi-erette, “incastrate” l’una nell’altra a formare una sorta di croce tridimensionale. Una scultura, un piccolo monumento al cibo. Il tutto, grazie, a specifici “vuoti” sagomati, che – posti al centro delle tre posate, coltello, forchetta e cucchiaio, rendono possibile la connessione tra le stesse. Le posate Join, sono realizzate in Ultramid, un innovativo materiale plastico molto leggero e resistente.

Sono fissato lo so, ma anche in questo progetto colgo evidente il segno dei tempi. La connessione, l’interdipendenza, la condivisione, i tratti tipici della società dell’informazione nella quale viviamo sono, in Join, ben chiari ed evidenti. Non ritengo, in questo caso, ci sia un legame consapevole, quindi una volontà precisa da parte dei progettisti di dare forma a questa dimensione (sul loro sito si legge, semplicemente “…It is a decoration for the table…“) E’ la stessa dimensione, nella quale siamo sempre più immersi e dalla quale siamo ancor più permeati, ad influenzare, a volte inconsapevolmente, pensieri, azioni e progetti.

Siamo tutti interconnessi con tutto. Anche senza un pc o un iPhone.

L’etichetta consapevole

Si parla sempre più spesso di filiera corta è di prodotti a Km. 0. Sarebbe, poi, auspicabile che oltre a parlarne ci impegnassimo tutti, indistintamente, nel fare acquisti consapevoli, scegliendo alimenti di stagione e di provenienza locale. Non dimentichiamo, infatti, che acquistare prodotti che hanno fatto il giro del mondo per arrivare sui banchi dei nostri supermercati, ci rende, inevitabilmente, complici di un sistema economico/produttivo che nuoce all’ambiente, alle nostre tasche e alla nostra salute (e, in alcuni paesi, nuoce ai lavoratori del settore costretti ad operare in condizioni lavorative disumane). Continue reading →