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Seguono balle

L’immagine è abbastanza eloquente. Per il mio, personale, commento al riguardo vale quanto detto nel precedente post.

Balle industriali

Avete mai tagliato un battiscopa? Vi assicuro che senza questo aggeggio sarebbe impossibile farlo con precisione. Quindi, vi starete chiedendo, che c’entra un attrezzo da bricoleur con la baguette??? Niente, vi rispondo io. La definirei empasse creativa, a voler essere spietati nella critica, oppure economia creativa, a voler essere buonisti. Continua a leggere

Ed io, quanto sono sostenibile?

Ve lo siete mai chiesto? Fatelo, e vi renderete conto che definirsi “sostenibili” non è poi cosi semplice e immediato. E mi riferisco ad un concetto di sostenibilità “allargata”, ad un’attitudine verso le cose della vita, le persone care, il proprio lavoro, la propria casa, la propria città, il proprio paese, il proprio mondo. Verso se stessi. Il punto non è differenziare i rifiuti, riciclare, consumare carne locale e non danese o non mangiare affatto carne. Il punto è essere consapevoli. Consapevoli e presenti in ogni cosa che facciamo. Perchè è in ogni istante della nostra giornata che abbiamo la possibilità di esser virtuosi, di aggiungere valore ad un’azione le cui conseguenze saranno direttamente proporzionali alla spinta, alla motivazione iniziale. Tanta consapevolezza, tanto più valore e beneficio. A vantaggio di chi ci è vicino, di chi ci ama e di chi amiamo. A vantaggio di ciò che ci è vicino, gli spazi, la natura. E allora, lasciamo stare per un giorno piatti bio-degradabili, filiere corte e tecniche di cottura responsabili. Fermiamoci. E chiediamoci quanto siamo sostenibili. Grazie.

Colletta Alimentare 2011. Un risultato gustoso

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Il latte è verde

Un progetto tutto green dal Regno Unito. Si chiama Green Bottle, una bottiglia per il latte che non nuoce all’ambiente. Continua a leggere

Posate 3.0

Si chiamano Join e sono prodotte da Konstantin Slavinsy, azienda tedesca che sviluppa “product” a 360°, da lampade a strumenti per la tavola. E lo fa con un gusto informale, pulito, caratterizzato da forme essenziali e ponendo una grande attenzione nella ricerca e nella sperimentazione, utilizzando materiali e tecniche di produzione all’avanguardia. Non solo. In questo caso, con Join, si azzarda a proporre un prodotto dal carattere fortemente innovativo in quanto l’idea che lo sostiene si fonda su una nuova modalità di immaginare la tavola imbandita. Le posate non più poggiate ai due lati del piatto, ma semi-erette, “incastrate” l’una nell’altra a formare una sorta di croce tridimensionale. Una scultura, un piccolo monumento al cibo. Il tutto, grazie, a specifici “vuoti” sagomati, che – posti al centro delle tre posate, coltello, forchetta e cucchiaio, rendono possibile la connessione tra le stesse. Le posate Join, sono realizzate in Ultramid, un innovativo materiale plastico molto leggero e resistente.

Sono fissato lo so, ma anche in questo progetto colgo evidente il segno dei tempi. La connessione, l’interdipendenza, la condivisione, i tratti tipici della società dell’informazione nella quale viviamo sono, in Join, ben chiari ed evidenti. Non ritengo, in questo caso, ci sia un legame consapevole, quindi una volontà precisa da parte dei progettisti di dare forma a questa dimensione (sul loro sito si legge, semplicemente “…It is a decoration for the table…“) E’ la stessa dimensione, nella quale siamo sempre più immersi e dalla quale siamo ancor più permeati, ad influenzare, a volte inconsapevolmente, pensieri, azioni e progetti.

Siamo tutti interconnessi con tutto. Anche senza un pc o un iPhone.

L’etichetta consapevole

Si parla sempre più spesso di filiera corta è di prodotti a Km. 0. Sarebbe, poi, auspicabile che oltre a parlarne ci impegnassimo tutti, indistintamente, nel fare acquisti consapevoli, scegliendo alimenti di stagione e di provenienza locale. Non dimentichiamo, infatti, che acquistare prodotti che hanno fatto il giro del mondo per arrivare sui banchi dei nostri supermercati, ci rende, inevitabilmente, complici di un sistema economico/produttivo che nuoce all’ambiente, alle nostre tasche e alla nostra salute (e, in alcuni paesi, nuoce ai lavoratori del settore costretti ad operare in condizioni lavorative disumane). Continua a leggere

Archetipi

Una perfetta sintesi formale tra una brocca ed una comunissima bottiglia in Pet. L’accostamento di due forme archetipe, la prima a raccontarci di un tempo ed un modo di produrre, artigianale, popolare, la seconda a raccontarci dell’industria e del consumo sfrenato. E’ proprio il “popolare” il carattere, il trait d’union che lega le due estetiche fondendole in un oggetto scultoreo, onirico e surreale, in quanto senza tempo. Mitologico. Quasi fosse un centauro o una sirena. Metà passato, tradizione, valore e metà presente, consumo di massa e spreco.

Nonostante ciò, La Siesta non perde la dignità, né l’identità dell’archetipo, forse in parte perchè mantiene lo stesso materiale, la terracotta bianca e perchè in parte ci porta ad immaginare un futuro senza plastica, ne sprechi. E’ un lavoro di Hector Serrano, per La Mediterranea.

Jungla o bosco?

Ieri vi avevo mostrato Tarzan, un tire-bouchon dal design improbabile. Cioè, senza design. A riguardarlo, sembra più un prodotto di un pubblicitario di bassa-lega, di un creativo caduto in disgrazia che – con un “oggetto” – cerca di attirare l’attenzione piu’ su di se che sulla sua creatura. Ed il nome Tarzan è quanto mai appropriato, se collochiamo il tire-bouchon in quella jungla di prodotti – brutti ed inutili – che nascono con le stesse intuizioni geniali di un cabarettista finito a lavorare in un locale strip di periferia; ce ne sono un’ infinità – di prodotti e forse pure di cabarettisti e locali strip – e chissà quante risorse vengono inutilmente impiegate per produrli e quanto queste stesse produzioni impattano sull’ambiente in termini di inquinamento.

Il Design, nella sua accezione storica, si basa sulla ricerca estetica, ergonomica e tecnologica. In altre parole, forma, funzione ed innovazione. Lasciamo quindi la jungla e spostiamoci in un bosco. Realizzato in miniatura da due designers italiani, LucidiPevere Studio, e fatto di fruste da cucina. Whisk, semplicemente questo il nome, ossia frusta, prodotto da Normann CopenaghenE’ un prodotto che nasce ponendo grande attenzione sia alle caratteristiche d’uso che a quelle estetiche; per il manico si è scelto di utilizzare un materiale, il bambù, che – abbinato alla porosità e all’opacità dei rebbi in polimero, conferisce al prodotto un aspetto caldo rispetto al freddo del solito metallo. Con il suo profilo-scultura e le linee pulite, essenziali, Whisk, oltre alla funzionalità aggiunge un carattere, un espressione ad uno strumento di lavoro altrimenti anonimo.

Questo è un prodotto di Design. Lo trovate qui, al costo di 20 euro.

Ma voi, lo aprireste un Primitivo con Tarzan?

Know your enemy (Race Against The Machine, 1992). Solo il titolo della canzone. Qualsiasi altro commento sarebbe superfluo.