Luoghi da mangiare

Risale ad oltre un anno fa ma ne leggo, ahimè, solo ora. Si tratta di un temporary restaurant, argomento questo di grande attualità, quindi perchè non parlarne? Nello specifico parlo del progetto Studio East Dining, ristorante che ha avuto nel luglio 2010 una breve vita – sole tre settimane – ed ha reso possibile ad una ristretta cerchia di avventori di poter cenare all’interno del padiglione ospitante, progettato dallo studio Carmody Groarke per Bistrotheque.

Il padiglione, al cui interno il ristorante è stato allestito, era inserito nell’ambizioso e monumentale progetto di Stratford City (il più grande centro commerciale d’Europa, oltre 1.300.000 metri quadrati) mentre l’evento rientrava tra le iniziative dello Studio East – team di creativi dediti allo sviluppo e al finanziamento di talenti emergenti nell’ambito di moda, arte, design e ambiente – composto, tra gli altri, dal designer Tom Dixon, dallo stilista Roland Mouret e dalla modella Erin O’Connor.

E proprio dalla moda e dalle sfilate, è sicuro, la struttura concepita riprende quel senso effimero, temporaneo tipico degli allestimenti per la moda, oltre all’intimo, profondo carattere che è alla base del concetto stesso di moda. La transitorietà. Come transitorio è l’atto del mangiare.

Il ristorante, realizzato sulla sommità di un parcheggio sotterraneo, con una pianta irregolare caratterizzata da braccia che si allungano a 360° verso l’orizzonte, è stato interamente costruito con i materiali da costruzione presi in prestito dai cantieri dell’area. Si è trattato dell’edificio più sostenibile che si potesse immaginare. Alla fine della breve vita del ristorante, infatti, tutto il materiale utilizzato è stato restituito ai cantieri limitrofi. Il rivestimento esterno è stata realizzato con una membrana di polietilene industriale traslucido, riciclabile al 100%.

Sicuramente l’idea di un temporary restaurant in un sito urbano in forte crescita ed espansione (destinato ad ospitare, infatti, non solo un enorme centro commerciale quanto le prossime Olimpiadi) è stata quanto mai una mossa vincente. L’obiettivo, raggiunto. Portare attenzione ed investitori in un’area fino ad allora poco nota. Una seppur breve ed intensa vita del ristorante ha contribuito, infatti, a rendere quello che di fatto era solo un sito (privo di una sua identità) in un luogo (dotato di specifiche caratteristiche e significati). E perchè ciò avvenisse è bastato cucinare, apparecchiare una tavola, e lasciare che, in quello spazio, il cibo e l’esperienza del mangiare venisse poi condivisa.

Pensateci. Dopo l’ultimo trasloco fatto, il vostro nuovo appartamento ha cessato di essere spazio ed è divenuto casa, solo dopo averci cucinato e mangiato. Ne sono sicuro.

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