Questione di measure

Potrebbe ricordare l’obiettivo di una macchina fotografica. E come in una reflex, in effetti – azionando la levetta laterale – si apre e si chiude. Ma anzichè far passare la luce, fare click e trasformare quella luce in immagine, Spaghetti Measure, di JosephJoseph, molto banalmente “misura” il quantitativo di spaghetti che finirà prima in pentola e poi nel piatto. Realizzato in polipropilene (riciclabile), è disponibile in varie colorazioni e può essere inserito in lavastoviglie. Che dire, l’oggetto è ben disegnato, pratico da usare ed economico (costa 10 euro), ma, mi chiedo, servirà? Sarà che noi italiani “veniamo su” a spaghetti e che per noi quindi, non solo, l’occhio fa meglio di qualsiasi bilancia e strumento di misura, ma, diciamola tutta, nel caso in cui, invece di 80 gr, buttassimo in pentola 130 gr di spaghetti, sarebbe mai un problema?

La globalizzazione dei sapori è vero che ha portato il cheese-burger in Cina, gli spring-Rolls in Norvegia e il sushi in Sud-Africa, ma resta il fatto che l’approccio al cibo resterà, nell’uso e nel costume, saldamente radicato alla cultura e alle tradizioni di un territorio.

Spaghetti Measure, lasciamolo agli inglesi. Noi ne possiamo fare, tranquillamente, a meno. Sia chiaro, ben vengano progetti simili, se favoriscono un miglior utilizzo delle risorse (alimentari) , evitando inutili quanto inaccettabili sprechi.

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