Foodesign…quanta confusione

Food design? Ma che vuol dire? Provo, a modo mio, a far chiarezza. L’analisi parte suddividendo il nostro ambito di interesse in due sistemi principali: quello del DESIGN e quello della cucina, ossia gastronomico, che chiameremo FOOD. Supponiamo che ognuno dei due sistemi si alimenti con progetti ben specifici, realizzati da precisi attori – rispettivamente designer ed architetti, il primo – chef, il secondo, utilizzando tecnologie e materiali tipici del proprio ambito di riferimento, come metalli, plastiche per i designer e farina, ortaggi e carne per gli chef.

Se fosse tutto cosi lineare saremmo già a buon punto: ma non è, ovviamente, così. Focalizziamo la nostra attenzione sul primo sistema, ossia il DESIGN, e prendiamo in rassegna qualche recente progetto; oltre al classico set di posate – magari disegnate con forme più o meno sinuose, spigolose, barocche o minimaliste, in metallo piuttosto che in plastica ma rimanendo pur sempre coltello, forchetta e cucchiaio– ci potremmo imbattere in un curioso, piccolo oggetto in plastica semitrasparente, dalle forme zoomorfe e vagamente somigliante ad un polipetto, per l’esattezza, ad un Moscardino. Quel moscardino è una posata: forchettina e cucchiaio insieme.

Certo, a vederlo lo si immagina un po’ scomodo per mangiarci una zuppa bollente o per infilzare una costata fiorentina. Ed infatti moscardino (si chiama proprio così) è stato ideato espressamente in relazione ad un tipo di cibo ed al modo in cui quel cibo si consuma; aperitivi, buffet, cene in piedi, sono le classiche occasioni in cui si consuma il finger-food e l’informalità unita all’assenza di una tavola imbandita renderebbe inadatto l’uso consueto di posate. Ecco perché nasce moscardino ed ecco perché si è guadagnato un Compasso d’Oro. A questo punto ne deduciamo che nel sistema DESIGN, si muovono designer che progettano oggetti la cui forme ed il cui uso sono consolidati, reinterpretandoli nello stile e nei materiali, ma esistono anche designer che lavorano creando oggetti inediti il cui bisogno nasce in risposta all’avvento di nuovi cibi o nuovi modi di consumare il cibo. Per sintetizzare potremmo dire che il sistema design può a sua volta essere scomposto in due sottosistemi che chiamiamo l’uno, food e design e l’altro, food nel design. La differenza è sottile e sottintende che se, nel primo sottosistema, il mondo del food si accosta a quello del design e viceversa, ma entrambi mantengono, però, le proprie peculiarità, nel secondo sottosistema, food nel design, accade che il food, il cibo, diviene l’elemento focale attorno al quale si sviluppa il lavoro di progettazione del designer. E’ opportuno sottolineare che in ambito food e design, che come detto è popolato da oggetti “noti”, l’attenzione progettuale è maggiormente rivolta al miglioramento delle qualità prestazionali dell’oggetto, delle sue funzionalità e caratteristiche ergonomiche attraverso un uso sapiente di materiali e tecnologie.

Ma proviamo a fare ancora qualche esempio. Una bottiglia in vetro o in plastica, destinata a contenere acqua da consumarsi in tavola avrà forme più o meno originali, ma comunque avrà nella maggioranza dei casi un tappo a vite o in latta che ne garantisca la migliore conservazione. Una bevanda energetica, pensata per gli sportivi, sarà sicuramente contenuta in una bottiglia leggera, piccola ed avrà sicuramente un sistema di apertura/chiusura, sicuro e semplice da azionare – magari con una sola mano e mentre si è in corsa. Nel primo esempio il progetto della nostra bottiglia deve rispondere a dei requisiti essenzialmente estetici, individuati dalle indagini di mercato effettuate sullo specifico target che si vuole raggiungere.

Nel secondo esempio, oltre a valere quanto detto per i canoni estetici, il contenitore, ossia la bottiglia, dovrà rispondere a specifici requisiti legati alla natura della bevanda ed alle modalità di consumo della stessa. Considerando ora, entrambi i casi – il set di posate e moscardino, la bottiglia per l’acqua e la bottiglia per la bevanda – potremmo arrivare a dire che:  nel sottosistema food e design troviamo quegli oggetti che si pongono come tramite tra due distinte entità, l’uomo ed il cibo, ossia elementi terzi che rendono possibile una ed una sola relazione – l’attività del mangiare/bere – che proprio attraverso di essi si espleta; nel food nel design troviamo, invece, quegli strumenti che si collocano tra uomo e cibo ma in un contesto dinamico e vario – le molteplici attività che l’individuo svolge – quindi elementi di design che non sono più terzi bensì parte significante di una attività complessa.

In sintesi, food nel design, rappresenta il tentativo di una progettualità che tiene in conto le nuove peculiarità della società odierna: il dinamismo e la tendenza (mutuata dai processi informatici) al multi-tasking.

Torniamo alla divisione principale nei sistemi DESIGN e FOOD ed occupiamoci ora di definire il secondo sistema: il FOOD. Come abbiamo precedentemente affermato l’ambito FOOD si riferisce al mondo del cucinare e della gastronomia in genere.

All’interno di tale contesto individuiamo il sottosistema che intendiamo approfondire e che chiameremo design nel food, nel quale collocheremo quegli chef che utilizzano un approccio progettuale nell’ideazione e nella preparazione dei propri piatti – sia da un punto vista prettamente estetico che concettuale, avvalendosi di tecnologie e procedimenti di cottura ed elaborazione dei cibi totalmente innovativi.

Si pensi, in primis, alla rivoluzione operata dagli chef della Nouvelle Cousine, uno su tutti Paul Bocuse, e alla cucina creativa che – oltre che modificare gusto ed abitudini alimentari – ha reso fondamentale la progettazione dei piatti nonchè l’uso che si fa di forme ed accostamenti cromatici quali elementi caratterizzanti la portata, quindi alla scuola della gastronomia molecolare, alle portate “destrutturate” di Ferran Adrià, ai nuovi esperimenti tecno-emozionali e più in generale a tutti quei piatti che arrivano a modificare la consistenza degli alimenti, offrendo possibilità di composizioni e abbinamenti inusitati nonché in grado di dare significati, totalmente nuovi, al cibo. Progetti di questo tipo implicano la presenza di questi elementi: la creatività; l’attitudine alla sperimentazione; la conoscenza della materia; l’industria e la tecnologia. Sono queste, quattro caratteristiche comuni all’esperienza del design e senza le quali nessun buon progetto potrebbe mai nascere. Ecco cosa si intende per design nel food.

La schematizzazione non si esaurisce qui, in quanto, i due sistemi principali DESIGN e FOOD finiscono per confluire in un ulteriore sotto-sistema che chiameremo foodesign, all’interno del quale si muovono indistintamente designer e chef e la cui attività si concretizza in lavori nei quali l’oggetto per il cibo ed il cibo stesso diventano parti di un unico progetto (tratto da “FOODESIGN – La cultura del progetto in tavola, di Michele Mancaniello).

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