Food-pornomani

In “We think” Charles Leadbeater scrive “in passato eravamo quello che possedevamo; ora sei quello che condividi”. Quindi, se guardiamo a come – attraverso i nuovi media – stiamo “raccontando” il cibo, potremmo dire che fino a qualche anno fa eravamo genuini, spontanei ed autentici. Oggi, siamo, invece, quanto mai artificiali e artefatti, affascinanti e ritoccati, impostati e patinati, opulenti ed esagerati. Evocativi. Piu’ che ‘essere’, evochiamo un ‘modo di essere’. Evochiamo sensazioni tattili, cromatismi, aromi e sapori ricercati e che fanno tendenza. Siamo cibo/oggetto del piacere, feticcio da autoerotismo – prima che alimento – belli a vedersi ma privi della propria originale e primaria specificità. Dare sostentamento. Penso questo se guardo ai vari FoodpornDaily e alle centinaia di siti, blogs che fanno della gastro-pornografia la loro missione e mi svilisco nel rendermi conto che siamo sempre piu’ schiavi di un immaginario fatto di immagini e sensazioni immaginate. Mai come oggi avremmo bisogno – urgente – di azioni concrete e coerenti. Condivise e condivisibili. “…you are what you share…” Non limitiamoci ad essere solo delle immagini.

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