Oxfam, una sfida piena di speranza: coltivare cibo per tutti si può

Il titolo è speranzoso, “Coltivare un futuro migliore”, e ottimistiche sono anche le conclusioni: sfamare oltre 920 milioni di persone è possibile. Il quadro che emerge dal rapporto presentato oggi da Oxfam Italia  è però quello di un sistema alimentare al collasso. All’inizio del 2011 oltre 925 milioni di persone soffrivano la fame nel mondo e il loro numero aumenterà vertiginosamente se, come prevedono le ricerche commissionate dal network Oxfam International , nei prossimi vent’anni i prezzi di alcuni alimenti base aumenteranno dal 120% al 180%, mentre la domanda d’acqua crescerà del 30% e le terre coltivabili procapite diminuiranno.

C’è più fame ma anche più cibo. Il paradosso è che, mentre c’è più fame che mai, nel mondo si produce più cibo che mai. Eppure “il futuro non è certo: crisi di questa portata quasi sempre danno luogo a cambiamenti. La sfida che abbiamo di fronte – scrivono gli autori del rapporto – è quella di saper intercettare questo cambiamento e disegnare la strada verso una nuova prosperità, un’era di cooperazione al posto di quella attuale marcata dalla competizione in cui il benessere di tutti viene dopo l’interesse di pochi”.

Le tre cose che devono cambiare. Per vincere questa sfida, prosegue la ricerca, basterebbero tre cambiamenti.

1) – Innanzitutto, un nuovo sistema di governance globale per evitare le crisi alimentari. Ad esempio, abolendo le misure di sostegno ai biocarburanti che, ad oggi, costano circa 20 miliardi di dollari l’anno e che portano il 40% del mais statunitense nei serbatoi delle auto e non nelle pance della gente. Ma anche riformando il sistema degli aiuti, raggiungendo un accordo globale sulla lotta ai cambiamenti climatici e regolando le speculazioni sulle materie prime. Come quelle delle tre società – Archer Daniels Midland, Bunge e Cargill – che da sole controllano il 90% del commercio globale dei cereali rendendone i prezzi volatili.

2) – In secondo luogo, bisognerebbe deviare gli investimenti dai grandi produttori ai produttori di piccola scala dei Paesi più poveri assicurando loro l’accesso alle risorse naturali, alla tecnologia e ai mercati.

3) – Infine, occorrerebbe modificare i comportamenti di aziende e consumatori dei Paesi ricchi dove un quarto del cibo viene sprecato e raggiungere un accordo globale sulla lotta ai cambiamenti climatici.

Gli esempi di Vietnam e Brasile. Che questi obiettivi siano davvero alla portata dei governi mondiali, e in particolare delle 20 grandi potenze che si riuniranno in Francia a novembre, lo dimostrano Paesi come Vietnam e Brasile. Il primo, lo scorso anno, ha dimezzato la fame cronica a livello nazionale, conseguendo il primo obiettivo di sviluppo del millennio con cinque anni di anticipo. Ci è riuscito grazie a una riforma agraria che ha trasformato il Paese da importatore a maggior esportatore di riso al mondo. In Brasile la fame è diminuita di un terzo tra il 2000 e il 2007 grazie al programma “Fame Zero” sostenuto nel 2003 dall’allora presidente Luiz Inácio Lula da Silva e risultato di vent’anni di attivismo della società civile e dei movimenti sociali del Paese.

(articolo di Rosalba Castelletti, per Repubblica.it)

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...