Borsa o non borsa?

Parliamo di eco-shoppers, ossia le borse riutilizzabili da usare in alternativa ai sacchetti in plastica, la cui produzione è terminata dal 1° gennaio 2011. E dico produzione, perchè di fatto i commercianti hanno la possibilità di continuare a distribuirne limitatamente all’esaurimento delle scorte. Da quest’anno troviamo finalmente i sacchetti biodegradabili che rappresentano indubbiamente un enorme passo in avanti nella lotta all’inquinamento; realizzate in Mater-bi, piuttosto che amido di mais e altri materiali compostabili, risultano essere completamente riassorbibili dall’ambiente senza lasciare tracce nocive. A mio avviso, la questione rifiuti/inquinamento è degnamente affrontata, ma se penso ai costi energetici  oltre che all’utilizzo di ingenti quantitativi di risorse (amido di granturco) necessari per produrre gli stessi shoppers, non vedo questi grossi vantaggi. A pensarci bene l’industria delle bioplastiche, acquista materiali che verranno trasportati verso il luogo di produzione, quindi producono milioni di sacchetti che arriveranno al supermercato (nuovamente trasportati, e quindi ancora emissioni), si riempiranno di cibo imballato in altrettanta plastica (quest’ultima, non ancora bio), arriveranno nelle case per poi – magari la sera stessa – finire, piene di rifiuti, nel bidone sotto casa. L’effettiva vita di un sacchetto (considerando per vita il solo periodo nel quale lo stesso assolve alla sua funzione) dura solo poche ore. Non credete sia eccessivo?

Ho ancora viva l’immagine di mia nonna che, dal balcone, calava giu’ il canestro in vimini e del contadino che – alleggerendo il carico e la fatica del suo distratto mulo – lo riempiva di melanzane, pomodori e fiori di zucca; quel canestro ha vissuto e lavorato almeno 25 anni ed è andato in pensione solo perchè è sparito il contadino ed al suo posto sono comparsi i supermercati (e le buste di plastica). Dovremmo quindi parlare di economia, grande distribuzione, consumismo e tutte quelle menate là che, però, non voglio, nè posso trattare in maniera approfondita e competente su questo blog. Basti dire che, fintanto che continueremo a produrre, col solo fine di generare e muovere capitali, consumeremo energia e risorse che difficilmente torneranno indietro. E allora quale miglior soluzione se non tornare – nel nostro piccolo – a dar valore agli oggetti che possediamo o a pensarne di nuovi che possano vivere un pò piu’ a lungo e ad assolvere la propria funzione fino a che non sopraggiungano oggettivi impedimenti dovuti all’usura (alla rottura no, a quella ci potrebbe esser rimedio)?

Fatta la premessa, forse eccessiva ma dovuta, passo a segnalarvi due progetti interessanti. Il primo Cornucopia, di Betabrands, comoda e capiente borsa, con molteplici scomparti dotati di zip, nei quali riporre i vari prodotti alimentari. Non costa pochissimo, 120$, ma è di sicuro un buon prodotto, esteticamente bello, funzionale e resistente. L’altro shopper Corner Store, di Cast of Vices, un bell’esempio di “restiliyng, ma non troppo” del vecchio sacchetto in plastica. Bella l’idea dello shopper riutilizzabile, senza, di fatto, rinunciare al suo consolidato, riconoscibilissimo design. Peccato che sia realizzato in pelle.

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