Cucina Modernista? No, grazie

Curiosavo su Essen – interessante e ben confezionata testata on-line – quando mi sono imbattuto in un articolo su Modernist Cuisine, raccolta di 6 volumi realizzata da un miliardario americano di nome Nathan Myhrvold. La raccolta – attraverso degli scatti fotografici di gran pregio – racconta di quelle tecniche, modalità di lavorazione, preparazione e cottura degli alimenti che derivano direttamente dal lavoro di Ferran Adrià e Heston Blumenthal e note ai più con la definizione di “cucina molecolare“. Qualche anno fa, per la mia tesi di laurea, mi documentai molto sull’argomento ed arrivai ad appassionarmi a questo rivoluzionario approccio ai fornelli. In particolare, oltre alla attenzione progettuale sulle forme e i cromatismi,  mi incuriosì l’attitudine scientifica, indispensabile ad avviare un proficuo processo di sperimentazione sulla materia alimentare  e necessaria al mantenimento del controllo nelle fasi di trasformazione degli stessi alimenti. Cibo trattato come fosse materia grezza nelle mani di un designer, da plasmare, modificare – anche con l’uso di additivi – nella forma, nel colore, nella consistenza fino ad arrivare a stravolgerne il significato, sia esso nutrizionale che culturale, rendendolo irriconoscibile alla vista ed, in alcuni casi, al palato con sofisticati e costosissimi strumenti o ricorrendo a lunghe, estenuanti cotture.

In molti hanno parlato e parlano a tutt’oggi di “Arte“, cosi come lo stesso autore di Modernist Cousine cita il modernismo per raccontare di una cucina che si ribella al realismo e che diventa quasi uníestensione del movimento iniziato in altri campi artistici e culturali verso la fine del diciannovesimo secolo. Di certo, nell’Arte, la sperimentazione è un passaggio fondamentale e necessario a sviluppare nuovi linguaggi e a dare significati diversi alla materia. Ma l’Arte, prima di tutto ha – e deve avere – un grande valore sociale, democratico, popolare. Stimolare il cambiamento, indurre alla riflessione, suggerire modelli e valori che abbiano senso e che possano sollecitare domande sulle reali urgenze o i bisogni della società. E allora, oggi, mi chiedo: quanto gli esperimenti “alchemici” dei grandi chef molecolari hanno ragion d’essere in un periodo storico nel quale solo da una Cultura Sostenibile ha senso provenga un qualsiasi progetto degno di esser definito tale?  Come ci si può dimenticare dei carichi ambientali, dei costi, dei consumi e ignorare l’adozione di modelli virtuosi? Cuocere per 30 ore 300 gr. di vitello, che mangeranno due persone, quanto pesa all’ambiente? Quanto costa al sistema economico globale e alle tasche dei due (fortunati?) avventori? Viviamo nella società della sperequazione e dello spreco: è il caso di fare un passo indietro. Anche in cucina. E, magari, in libreria, non comprando Modernist Cuisine, che, per altro, costa appena 625 dollari.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...