L’acqua e la sua impronta ambientale

Avete mai sentito parlare di impronta idrica o, in inglese, di water footprint? Con questa terminologia ci si riferisce al cosiddetto costo idrico, ossia la quantità di acqua dolce necessaria a sostenere l’intero ciclo di vita del prodotto (dalla sua realizzazione, consumo e smaltimento). L’utilizzo (e lo spreco) d’acqua va infatti considerato in ottica piu’ ampia: oltre a consumarne – piu’ o meno consapevolmente – un certo quantitativo nelle nostre quotidiane attività, utilizziamo indirettamente acqua nel momento in cui acquistiamo un qualsiasi bene di consumo. La generazione dell’elettricità necessaria al processo produttivo dello stesso bene e le relative fasi di trasformazione e lavorazione delle materie prime richiedono, infatti, un certo quantitativo di acqua. Possiamo affermare che tutti gli oggetti di cui ci circondiamo portano con sé un loro quantitivo d’acqua, detto appunto impronta idrica o acqua virtuale.

Alcuni numeri ed una tabella di facile lettura con alcuni dati:

  • La produzione di un kilo di carne di manzo richiede 16 mila litri di acqua
  • Per produrre una tazza di caffè ci vogliono 140 litri di acqua
  • L’impronta idrica della Cina è di circa 700 metri cubi all’anno pro capite. Solo il 7% dell’impronta idrica cinese ricade al di fuori della Cina
  • L’impronta idrica del Giappone, di 1150 metri cubi all’anno pro capite, per il 65% ricade al di fuori dei confini nazionali, il che vuole dire che il Giappone ha un alto consumo di servizi e prodotti realizzati all’estero con risorse idriche straniere
  • L’impronta idrica degli USA è di 2500 metri cubi all’anno pro capite

Secondo la teoria del water footprint, presentata nel 2002 da Arjen Y.Hoekstra, l’acqua virtuale insita in un prodotto può essere scorporata nei seguenti componenti:

GREEN VIRTUAL WATER: la quantità di acqua piovana che evapora durante il processo produttivo. In agricoltura si tratta dell’acqua di irrigazione evaporata dal terreno durante la crescita delle colture;

BLUE VIRTUAL WATER: il volume d’acqua, di superficie o di falda, che evapora nel corso del processo produttivo. Nel processo industriale indica la quantità di acqua evaporata e che non viene re-immessa nel sistema idrico;

GREY VIRTUAL WATER: il volume d’acqua che si va ad inquinare nel corso del processo produttivo. E’ calcolato sulla base dell’acqua necessaria per diluire gli agenti inquinanti immessi nel sistema idrico.

Suggeriamo di seguito, alcune semplici attenzioni da adottare in cucina per ridurre la nostra impronta idrica.

  • lavare i piatti o le verdure riempiendo un contenitore ed usare l’acqua corrente solo per il risciacquo
  • chiudere i rubinetti ed effettuare una lettura del contatore dopo una notte per evidenziare eventuali perdite
  • usare lavatrice e lavastoviglie a pieno carico ed a basse temperature fa risparmiare fino a 11.000 litri all’anno.


Un ulteriore, significativo contributo al risparmio idrico ed energetico si ottiene con l’installazione nei rubinetti e nelle docce di riduttori di flusso che miscelano acqua ed aria. Sono economici, facili da montare e permettono un significativo risparmio di acqua.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...